La lotta dei comunisti contro l'imperialismo come sorgente delle guerre

  • 24/11/14 19.52

Nel 2014 ricorrono i 100 anni dall'inizio della Prima Guerra Mondiale e, intanto, l'attuale situazione politica nel mondo continua ad inasprirsi a tal punto che con piena ragione si può parlare del rischio di un suo “incontrollabile” sviluppo e di una trasformazione dei conflitti regionali in un cataclisma mondiale di enormi proporzioni. Per i comunisti è il momento più opportuno per analizzare la questione del rapporto con le guerre imperialiste, del crescente rischio di una nuova carneficina mondiale, della strategia e della tattica dei comunisti.

E' nota a tutti l'affermazione di Lenin chel'imperialismo è gravido di guerre.La teoria del comunismo scientifico spiega che, nei periodi di crisi generale del capitalismo, il capitalismo marcescente e morentein ogni paese cerca una via d'uscita nell'aumento dello sfruttamento dei lavoratori, in politica interna e, in  politica estera,  in una nuova spartizione dei mercati delle materie prime e di sbocco e delle sfere di influenza, nell'escalation della tensione nelle regioni strategiche e nell'aggressione diretta per risolvere le contraddizioni interimperialistiche.

Dal tempo dell'analisi leniniana dell'imperialismo, in particolare in base al comportamento dei partiti della Seconda Internazionale prima e durante la Prima Guerra Mondiale, è noto che il movimento della sinistra non solo si divise, ma addirittura si spaccò decisamente e irrimediabilmente su questa questione. Gli opportunisti tradirono l'internazionalismo proletario, assunsero posizioni social-patriottiche, approvarono i bilanci di guerra dei loro governi e chiamarono le masse popolari a difendere gli interessi delle loropatrie borghesi.La maggior parte dei partiti della Seconda Internazionale, di fatto, passò dalla parte dell'imperialismo, anche se su sponde opposte del fronte imperialista. La storia ha così mostrato come l'opportunismo possa essere non solo una deviazione di destra di una parte del movimento comunista, ma, in certi periodi, possa conquistare anche la maggior parte di esso e, a volte, la sua totalità, come avvenne, appunto, ai tempi della Prima Guerra Mondiale. Coloro che allora, nei vecchi partiti socialdemocratici europei, erano riconosciuti come autorità nel campo del pensiero teorico marxista, prima della guerra abbracciavano, a parole, la posizione pienamente marxista dell'internazionalismo proletario ma, non appena echeggiarono i primi colpi di cannone, nei loro parlamenti votarono all'unanimità per la concessione dei crediti di guerra, cioè sostennero la guerra. Praticamente tutta la Seconda Internazionale si inciampò su questa questione e scivolò su posizioni scioviniste. Unica eccezione, come partito nella sua interezza, furono i bolscevichi; in risultato di ciò, i 6 deputati alla Duma (l'intero gruppo parlamentare bolscevico) furono deportati in Siberia. Non tradirono l'internazionalismo proletario anche i tesnjaki bulgari [componente di sinistra del Partito Socialdemocratico Bulgaro, detti anche “socialisti stretti” dopo la rottura con la componente opportunista di destra nel partito, chiamata “socialisti allargati”. NdT] e l'unico deputato comunista al Reichstag tedesco, Karl Liebknecht. Ciò dimostra che le dimensioni del tradimento possono essere enormi e il tradimento della dirigenza del PCUS khruscioviano-gorbacioviana lo conferma.

 I Bolscevichi seppero utilizzare la crisi, aggravata dalla Prima Guerra Mondiale, per trasformare la rivoluzione democratico-borghese di febbraio in rivoluzione socialista. Guidata dai bolscevichi, la classe operaia rivoluzionaria della Russia, nell'Ottobre del 1917, sfruttò le debolezze del sistema borghese, generate dalla crisi e dalla Prima Guerra Mondiale. 

Dopo la Rivoluzione d'Ottobre, Lenin esigette una decisa e definitiva presa di distanza dall'opportunismo della Seconda Internazionale e divenne il principale promotore della fondazione della Terza Internazionale Comunista. Sotto la sua guida, furono elaborati i principi teorici e le misure organizzativedella rottura con l'opportunismo, note come Condizioni per l'ammissione al Komintern. Sottolineiamo particolarmente la rotturaorganizzativa;nonostante tutta la sua insistenza sulla necessità della lotta teorica e la sua paziente opera chiarificatrice, Lenin riteneva che vi siano dei limiti, superati i quali è necessario adottare decise misure organizzative che separino dai comunisti i traditori della causa del comunismo.

Veniva confermata quella verità che più tardi Lenin formulò così: «la lotta contro l'imperialismo, se non è indissolubilmente legata alla lotta contro l'opportunismo, è una frase vuota e falsa» (Opere Complete, vol. 27, p. 424).

 Da allora i comunisti ebbero nel Komintern il proprio polo, precisamente definito idealmente e organizzativamente, all'interno del movimento operaio. I socialdemocratici, invece, si trasformarono in complici dell'imperialismo, preoccupati di migliorarlo, ammorbidirlo, umanizzarlo, di curarne le piaghe e salvarlo nei momenti di crisi e di acutizzazione della lotta di classe.

La Terza Internazionale Comunista svolse un enorme lavoro teorico e, tra l'altro, previde il fascismo e ne diede una definizione caratterizzante. Profondamente scientifica e classicamente marxista è la definizione del fascismo, contenuta nella risoluzione del XIII Plenum del Comitato Esecutivo dell'Internazionale Comunista e ribadita al VII Congresso del Komintern da Georgi Dimitrov, relatore su questo tema (cosiddetta definizione «dimitroviana»):

«Il fascismo al potere è l'aperta dittatura terroristica degli elementi più reazionari, più sciovinisti, più imperialisti del capitale finanziario, è una forma particolare del dominio di classe della borghesiaIl fascismo non è né un potere al di sopra delle classi, né il potere della piccola borghesia o del sottoproletariato sul capitale finanziario. Il fascismo è il potere del capitale finanziario in quanto tale. E' l'organizzazione della violenza terroristica contro la classe operaia e la componente rivoluzionaria dei contadini e degli intellettuali. In politica estera, il fascismo è  uno sciovinismo della forma più rozza, che coltiva un odio zoologico nei confronti degli altri popoli».

I fascisti, il cui agire confermò pienamente questa definizione, sulla base dei propri interessi di classe, diedero vita al Patto Anti-Kominterncon lo scopo di non consentire l'ulteriore diffusione dell'ideologia comunista nel mondo (siglato inizialmente, nel 1936, da Germania e Giappone, poi, nel 1937, dall'Italia e, successivamente, anche da una serie di stati, i cui governi condividevano le ideologie del fascismo hitleriano e italiano o che avversavano in modo estremo l'URSS e il comunismo in generale, come l'Ungheria, il Manchuguo e la Spagna del generale Franco).

  Il 25 novembre 1941 il Patto Anti-Komintern fu prolungato per altri 5 anni e vi aderirono anche la Finlandia, la Romania, la Bulgaria, alcuni governi-marionetta di territori occupati dai tedeschi (Croazia, Danimarca, Slovacchia) e il governo di Wang Jingwei, creato dai giapponesi nella parte occupata della Cina.

Il Komintern combatté il fascismo fin dalla fase dell'ascesa al potere dei brunovestiti in Spagna. Fu elaborata la tattica deifronti popolarie, in generale, i nemici più acerrimi di Hitler e del suo Patto Anti-Komintern nella Seconda Guerra Mondiale furono l'Unione Sovietica e il Komintern. I comunisti diedero un contributo decisivo alla sconfitta del fascismo e della sua variante tedesca, il nazismo. Il solo PCS(b) [Partito Comunista Sovietico (bolscevico), NdT] ha dato, per la vittoria sul fascismo, più di tre milioni dei suoi migliori combattenti e il Komsomol Leninista ha deposto sull'altare della vittoria più di cinque milioni di vite di giovani eroi. Nella maggior parte dei paesi occupati, i comunisti furono alla testa della guerra partigiana e dei movimenti di Resistenza.

 La questione dello scioglimento della Terza Internazionale Comunista richiede un'analisi separata, ma è chiaro che il principale risultato della sua attività è stata la sconfitta del fascismoela creazione di un sistema socialista mondiale con al suo centro un potentissimo nucleo organizzativo: l'Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche  e i paesi del COMECON.

Il campo socialista e l'URSS è stato, nell'arco di 50 anni, il polo politico contrapposto all'imperialismo mondiale. Il fatto stesso della sua esistenza garantì, in primo luogo, la possibilità di instaurare e consolidare altri stati socialisti, soprattutto in Europa, in condizioni più o meno pacifiche dopo il 1945 e, in secondo luogo – e questo è molto importante -, il capitalismo fu costretto, sotto l'influenza dell'esempio delle conquiste sociali del socialismo, a fare significative concessioni, nei paesi dominati, ai lavoratori che lottavano per i propri interessi economici e politici nella prospettiva del raggiungimento di un sistema socialista.

 La scomparsa del socialismo in URSS e nei paesi dell'Europa Orientale ha avuto una larghissima influenza sulla situazione mondiale. In primo luogo, in assenza di esempi di sistemi socialisti, il capitale è passato all'offensiva contro i diritti dei lavoratori. In secondo luogo, in politica estera, l'imperialismo mondiale, principalmente il suo reparto d'assalto, costituito dagli imperialisti USA e dei paesi NATO, ha incominciato ad agire in modo più disinvolto, più aggressivo, senza tenere conto né delle norme del diritto internazionale, né dell'opinione della comunità mondiale. Servano da esempio le sommarie rese dei conti con la Jugoslavia, l'Afghanistan, la Libia e, oggi, con la Siria e, ancora, le reiterate minacce all'indirizzo della Repubblica Democratica Popolare di Corea e dell'Iran.

  La profondissima, ciclica crisi economica mondiale del capitalismo e la sua acutizzazione a partire dal 2008,  hanno spinto il capitalismo alla ricerca di vie d'uscita attraverso l'escalation dell'aggressione esterna e della soluzione violenta delle questioni inerenti l'allargamento dei mercati e il rafforzamento dell'influenza nelle regioni strategicamente importanti, tanto più in assenza del fattore controbilanciante, rappresentato dal sistema socialista mondiale. Il nostro partito, nella sua analisi dell'attuale politica dell'imperialismo, parte dalla definizione del fascismo data dal Komintern: «Il fascismo al potere è l'aperta dittatura terroristica degli elementi più reazionari, più sciovinisti, più imperialisti del capitale finanziario, è una forma particolare del dominio di classe della borghesia».

Alcuni teorici e alcuni partiti non sono d'accordo con questa definizione e si rifiutano, in sostanza, di utilizzare questa fondamentale definizione scientifica, formulata 70 anni fa nel periodo di avvento del fascismo; il fascismo si contrapponeva, prima di tutto, al primo stato socialista al mondo, ma anche agli stati a democrazia borghese, contro i quali gli stati fascisti si proponevano di combattere, negli interessi del loro capitale finanziario, per la conquista dei mercati di sbocco e delle sorgenti di materie prime.Da allora, né è mutata la sostanza dell'imperialismo, né quella del capitale finanziario, né sono venute meno le sue intenzioni, per la realizzazione dei propri interessi, di passare, in circostanze determinate, dall'uso della democrazia borghese a quello di un'aperta dittatura terroristica, cioè fascista.

Se affrontiamo la questione in modo non scolastico, ma dialetticamente creativo, dobbiamo riconoscere che il Komintern definì esattamente il fascismo in quanto tale, non un particolare fascismo dell'epoca. Tanto più, se negli incontri internazionali dei partiti comunisti e operai insieme abbiamo constatato che la natura dell'imperialismo e la sostanza del capitalismo finanziario rimangono le stesse del XX° secolo, allora dobbiamo riconoscere che le manifestazioni del fascismo possono mutare, ma la sua sostanza resta immutata e, quindi, la sua definizione è valida anche oggi e consente di dare una giusta valutazione degli eventi politici attuali.

   Il fascismo si basa sul rifiuto delle forme democratiche di dominio borghese e sul passaggio ad un aperto terrore borghese. Nel mondo contemporaneo, la maggior parte degli stati borghesi, in politica interna, utilizza forme diverse di democrazia borghese, evitando di ricorrere alla dittatura nella sua forma terroristica aperta. L'arena internazionale, dove la politica interna continua in forma di politica internazionale, è altra cosa. Dopo la scomparsa dell'URSS, l'imperialismo internazionale, con a capo gli USA, non ha semplicemente aumentato la propria aggressività, ma ha incominciato a calpestare apertamente le norme del diritto internazionale e ad ignorare persino la legalità borghese. Il nucleo delle forze dell'imperialismo è costituito oggi proprio dal capitale finanziario, che ha un'influenza specifica di molto maggiore che non nella metà del XX° secolo. Il fascismo è una delle possibili reazioni dell'imperialismo per salvare il sistema capitalistico dal pericolo delle rivoluzioni socialiste, soprattutto in periodi di crisi. Perciò al fascismo sono organici un viscerale anticomunismo e una conseguente politica antioperaia. Inoltre, il fascismo utilizza lo strumento di una larga e attiva demagogia sociale per irretire il popolo. Tutti questi segnali sono oggi evidentemente presenti nella politica dell'imperialismo e sono costantemente e ovunque portati avanti per mano della moderna socialdemocrazia.

Si deve distinguere il fascismo come sistema di postulati ideologici e il fascismo come prassi politica statuale.

Manifestazioni ideologiche di fascismo sono oggi evidenti in tutti i paesi imperialisti, sia singolarmente presi, che nella loro politica in generale. E' sufficiente citare l'esempio delle leggi anticomuniste in vigore in alcuni paesi europei (Lettonia, Lituania, Estonia, Ungheria, Repubblica Ceca, Moldavia,ecc.), così come il tentativo dell'Assemblea Parlamentare del Consiglio d'Europa [PACE, NdT]di portare il comunismo in tribunale sul banco degli imputati, ponendolo sullo stesso piano del fascismo e asserendone, in modo vergognosamente falso, l'uguale natura totalitaria. In Russia, l'anticomunismo si manifesta nella riscrittura della storia, nella propaganda antisovietica ufficiale, nel cambiamento dei nomi delle città e delle vie, nella cancellazione delle festività più significative per i lavoratori, nell'adozione, come vessillo di stato, della bandiera dei traditori che combatterono per Hitler. 

Tratto distintivo del fascismo comepoliticaè il rigetto degli istituti democratici e l'applicazione di metodiapertamente terroristicidi politica statuale. Oggi, nella loro politica interna, gli USA e i paesi NATO conservano, sia pure in forma monca, elementi di democrazia borghese ma, in politica estera, calpestano qualsiasi forma democratica. Per usare le parole di V.I. Lenin, «abbiamo di fronte un imperialismo assolutamente nudo, che non ritiene neppure necessario coprirsi in qualche modo, poiché suppone di essere splendido anche così».L'imperialismo, nella sua politica estera, che è parte integrante della dittatura borghese, ricorre sempre più spesso a misure apertamente violente, di terrore sanguinario. Abbiamo già citato una serie di avvenimenti che caratterizzano questo fenomeno: Jugoslavia, Iraq, Libia, Siria. Il capitale finanziario internazionale oggi cerca di inserire in questa lista anche l'Ucraina.  

  La politica fascista, condotta dai maggiori stati imperialisti nel Vicino Oriente, determina un particolare rischio di escalation artificiale della tensione in quella regione.Questa situazione oggi rispecchia in modo preciso il termine, scientificamente fondato e affermatosi nella pubblicistica politica russa, di fascismo da esportazione. Il fascismo da esportazioneè la non mascherata politica imperialista, terrorista, violenta e sanguinaria che viene condotta, calpestando le leggi e le norme del diritto internazionale, per garantire gli interessi dell'imperialismo internazionale, avente come nucleo il capitalismo finanziario. Non dobbiamo chiudere gli occhi di fronte a questa moderna forma di fascismo.

    Purtroppo, alcuni compagni, sia in Russia che in altri paesi – tra cui rappresentanti di alcuni partiti comunisti -, per il momento non condividono ancora questa conclusione e affermano che la definizione di fascismo, sulla quale essa si basa, non sarebbe pienamente corretta. Per altro, con piena ragione, essi dicono che non qualsiasi violenza imperialista è fascismo e che episodi di aggressione imperialista vi furono anche ai tempi dell'URSS. Effettivamente, sia prima dell'avvento del fascismo che dopo la sua sconfitta nella Seconda Guerra Mondiale, le forze imperialiste hanno attuato interventi e scatenato guerre.C'è stata l'occupazione della Palestina e dei territori siriani e libanesi, è stato occupato il 40% del territorio di Cipro, su decisione dell'ONU è stata dichiarata una guerra imperialista in Corea, un'altra guerra imperialista è stata combattuta in Vietnam.Gli imperialisti hanno commesso centinaia di crimini in Africa, in America Latina e anche in Europa. In Grecia vi fu l'intervento militare imperialista da parte della Gran Bretagna e, poi, degli USA, con una sanguinosa guerra civile.Perché non attribuiamo quelle aggressioni al fascismo e solo dopo la caduta dell'URSS e del campo socialista abbiamo adottato la definizione di «fascismo da esportazione»? Obiettano: - questo dimostra non l'esistenza del «fascismo da esportazione», ma solo l'aggressività dell'imperialismo che diventa sempre più reazionario -.

Rispondiamo brevemente: alcune di queste aggressioni le attribuiamo proprio al fascismo (ad esempio, in Grecia), mentre altre non le attribuiamo perché non rientrano nella definizione di fascismo. Soffermiamoci su questo più in dettaglio.

Ripetiamo che tratto distintivo del fascismo come politica è il rigetto degli istituti democratici e il ricorso a metodi apertamente terroristici di politica statuale. Dal punto di vista della definizione scientifica, indubbiamente vi furono manifestazioni di fascismo anche durante l'esistenza dell'URSS; ad esempio, in Cile, come nella Grecia dei colonnelli neri, il potere statuale era in mano dei fascisti.

Il fascismo è l'aperta dittatura terroristica dei più reazionari elementi del capitale finanziario, ma non necessariamente di quello nazionale, locale e tanto meno necessariamente di lungo termine. Più spesso, la dittatura della borghesia ben presto si nasconde nuovamente sotto il velo delle forme democratico-borghesi.

In tempi recentissimi, in Russia il fascismo si è manifestato nel 1993 con il cannoneggiamento del Parlamento. La dittatura del capitale finanziario, dopo aver condotto con l'aiuto del fascismo quell'operazione, necessaria all'imperialismo, ha potuto nuovamente indossare l'abito della democrazia borghese, poiché sia il fascismo che la democrazia borghese sono solo forme di attuazione della dittatura della borghesia.

Ai tempi dell'URSS, la democrazia borghese (dittatura della borghesia) era obbligata molto più di oggi a rispettare le norme democratiche e il diritto internazionale e a utilizzare la politica fascista assai raramente.

Merita attentissima analisi la questione se non stiamo per caso dividendo i paesi imperialisti in «cattivi» («fascisti», «neofascisti») e «buoni».Inoltre, l'appello alla formazione di «fronti antifascisti», che raccolgano la partecipazione di «tutte le persone oneste e progressiste», secondo alcuni compagni mancherebbedi un approccio di classee assomiglierebbe molto alla propaganda antiamericana di molti opportunisti, a cominciare dagli adepti di Chavez per finire con i propagandisti di Putin in Russia. Non è forse pericolosa, per il movimento comunista e la classe operaia, questa posizione che crea confusione proponendo una linea di «risanamento» dell'imperialismo attraverso la creazione di una linea di demarcazione rispetto alle «forze fasciste»?  Non vi è forse qui un richiamo all'unità con forze che nulla hanno a che fare con la causa del socialismo? Non sorge forse, nella sostanza, il rischio che, in nome della lotta al fascismo, si dia vigore a quelle forze che sostengono la collaborazione con l'opportunismo, la socialdemocrazia e alcuni settori della classe borghese? Non si apre magari la via alla scelta dell'imperialismo meno cattivo?In altre parole, in caso di conflitto armato regionale o totale, il movimento comunista dovrà appoggiare alcune concrete potenze imperialiste per via del fatto che le altre sono «fasciste»? Anche V.I. Lenin, in molte sue opere, sottolineava che «la classe operaia, se è cosciente, non può stare dalla parte di nessun gruppo di pescecani imperialisti» (ibidem, pp. 335–336). Sono domande pienamente legittime e comprensibili, benché non semplici, che richiedono risposte nella sostanza.

Rispondiamo:il movimento comunista, senza parteggiare per nessun gruppo imperialista, partendo dagli interessi della classe operaia e dalla creazione delle più favorevoli condizioni allo sviluppo della lotta di classe, deve combattere le manifestazioni fasciste dell'imperialismo come fecero i partiti facenti parte del Komintern e l'Unione Sovietica, che si alleò temporaneamente con le potenze antifasciste per un più rapido annientamento del fascismo. Ignorare questa esperienza storica e questa prassi comunista e sottovalutarla sarebbe del tutto inammissibile.  Noi non siamo per questo o quel raggruppamento, ma diciamo che, dal punto di vista della difesa degli interessi, immediati e a lungo termine, della classe operaia, è necessario combattere il fascismo e, se saremo capaci di farlo, guidare contro di esso anche i movimenti democratico-borghesi, indirizzandoli contro il fascismo lungo la linea indicata dal Komintern! Chiunque sia d'accordo è nostro alleato.Un indirizzo antiamericano e antimperialista non può essere definito privo di approccio di classe quando il capitale finanziario americano perpetra, una dopo l'altra, operazioni di annientamento dei regimi democratico-borghesi negli altri paesi per mezzo di un'aperta dittatura terroristica e riporta indietro i popoli di questi paesi ad uno stadio di gran lunga meno favorevole alla rivoluzione socialista di quanto non fosse quello precedente all'intervento fascista.

 Noi non facciamo distinzioni tra imperialismo buonoecattivo.Noi diciamo che il fascismo è un prodotto dell'imperialismo, una forma di attuazione della dittatura della borghesia, ma che questa forma non è assolutamente necessaria per qualsiasi stato imperialista e in qualsiasi momento: questo dobbiamo vedere e capire. Nella Seconda Guerra Mondiale, l'imperialismo esisteva sia in Germania, che in Inghilterra, che negli Stati Uniti, ma noi non diciamo che l'imperialismo che combatté contro Hitler è un imperialismo buono; diciamo che fu alleato dell'URSS nella lotta contro il fascismo. Inserire un cuneo nel campo imperialista lungo questa linea di lotta al fascismo, come fece l'URSS, anche oggi è possibile e necessario, mentre ignorare la corrispondente esperienza storica di successo è del tutto inammissibile.   

Contro il fascismo occorre sollevare anche la democrazia borghese, poiché il fascismo opprime la democrazia. Stalin diceva chenessuno, eccetto i comunisti, è in grado di innalzare nuovamente la bandiera della democrazia dal fango in cui è calpestata.

 Certamente dobbiamo anche rispondere all'ingiusto rimprovero che ci viene mosso dicendo che noi divideremmo l'analisi della politica degli stati imperialisti tra politica interna e politica estera. Sia la politica interna che la politica estera di qualsiasi stato imperialista attuano la dittatura della borghesia imperialista e in questo consiste la loro unità e inscindibilità. Per questo V.I. Lenin sottolineava: " Non vi è idea più sbagliata e più dannosa della separazione della politica estera dalla politica interna. Proprio durante la guerra, la mostruosa falsità di tale separazione diventa ancora più mostruosa. Da parte della borghesia, invece, viene fatto il possibile e l'impossibile per instillare e sostenere questa idea» (Opere Complete,vol. 32, p. 335).

Con pieno senso di responsabilità di fronte ai compagni comunisti, rispondiamo che noi in nessun caso separiamo la politica estera da quella interna. Al contrario, sottolineiamo che il fascismo è un prodotto interno dell'imperialismo, ma l'essenza reazionaria dell'imperialismo può manifestarsi all'interno di un paese in modo differente da  come si manifesta in politica estera. Non possiamo non constatare i sempre più attivi tentativi del capitale finanziario americano e europeo-occidentale di affermare i propri interessi in politica estera con metodi fascisti di aperto terrore. Se i nazionalsocialisti tedeschi non avessero condotto una politica interna terroristica, ma avessero diretto tutta l'aggressione verso l'esterno, non per questo avrebbero cessato di essere fascisti. Anche le seguenti domande, pienamente logiche, che ci vengono poste costituiscono una prosecuzione dell'analisi:

a)     Poniamo in relazione la guerra imperialista con tutte le forme di dittatura borghese o solo con una di esse?

b)    Facciamo distinzione tra guerre che violano il diritto internazionale e guerre che non lo violano? E' possibile distinguere tra guerra e guerra su questa base?

c)     Non sono in contraddizione la parola d'ordine, contenuta nell'articolo, di "conservare l'ortodossia"e il contemporaneo appello:«chiamiamo tutte le persone progressiste e oneste ad unirsi nei fronti antifascisti»?

A queste domande rispondiamo secondo la scienza marxista:

А)Ribadiamo che l'imperialismo è sempre gravido di guerre, mentre il fascismo è solo una delle forme di attuazione della dittatura della borghesia. Le democrazie borghesi conducono guerre sia tra di loro, sia contro paesi più deboli, sia contro i paesi del socialismo. Non necessariamente questi paesi sono fascisti nella loro politica.          

B)Noi non distinguiamo tra guerre di diritto e guerre che lo violano. Noi partiamo dalla definizione leniniana della guerra come prodotto delle contraddizioni interimperialistiche, come lotta armata delle classi, delle nazioni e degli stati. Detto ciò, ci rendiamo conto che vi possono essere guerre giuste per popoli e paesi, ma qui il diritto borghese non c'entra nulla.

     C)L'ortodossia non esclude l'analisi della posizione delle classi sociali e degli stati in relazione ad una questione concreta, nel nostro caso in relazione al fascismo e, per giunta, al fascismo nella sua definizione scientifica, cominternista.  La tattica dei fronti popolari, adottata dal Komintern, era giusta nella sua totalità. 

  Le domande sono tante e questo ci dice che il tema è, senza dubbio, straordinariamente attuale. Secondo alcuni compagni il fascismo, non nella sua forma generale, ma in quella del nazismo, utilizzerebbe, nella propria ideologia, il razzismo e il nazionalismo sciovinista, cosa che oggi non si riscontra da parte degli USA e dei loro alleati. Essi temono che la politica di alleanza con la democrazia borghese contro un fascismo non evidente possa portare i comunisti ad accodarsi nella prassi politica. Altri compagni vedono il pericolo fascista nelle tendenze e nelle organizzazioni nazionaliste in Russia (DPNI [Dvizheniye Protiv Nelegalnoy Immigratsii, Movimento Contro l'Immigrazione Illegale, NdT]), in Grecia («Alba Dorata») e in altri paesi e affermano, senza fondamento, che il concetto di «fascismo da esportazione»confonderebbe le carte in tavola.

Rispondiamo che la definizione cominternista del fascismo e la constatazione dell'esistenza del «fascismo da esportazione» non negano in alcun modo la possibilità che il fascismo si manifesti all'interno dei paesi.  In Grecia, il sostegno, dato dal capitale greco al partito «Alba Dorata» e la sua prassi operativa sono manifestazioni della preparazione del fascismo sulla base del nazionalismo borghese.

La fucilazione degli operai in Kazakhstan nel 2011 è una manifestazione di fascismo. Il cannoneggiamento del Soviet Supremo in Russia nel 1993 è una manifestazione di fascismo. Oggi, nelle posizioni del cosiddetto nuovo governo di Kiev, dettate dal capitale finanziario straniero e nelle sue operazioni punitive contro gli abitanti del Sud-Est, traspaiono chiaramente i sintomi classici del fascismo. Dietro tutte queste manifestazioni di dittatura terroristica stanno gli interessi del grande capitale finanziario e imperialista. In queste condizioni è assolutamente inammissibile nascondere la testa nella sabbiae non vedere le manifestazioni di fascismo.

Noi accettiamo con riconoscenza le obiezioni che ci vengono rivolte, alle quali rispondiamo nel modo seguente: siamo pronti a valutare quanto sia felice il termine fascismo da esportazione, intesonel suo significato russo, non facilmente traducibile in altre lingue, di manifestazione di una qualità intrinsecanel mondo esterno. Ci preme sottolineare che non insistiamo sull'adozione letterale di questo termine, sulla definizione del fenomeno descritto con queste esatte parole, ma insistiamo sul riconoscimento dell'esistenza del fenomeno in quanto tale.Per quanto riguarda la sostanza di un fenomeno prima d'ora mai osservato, chiariamo e sottolineiamo che sono evidenti i seguenti tratti distintivi:

- questa politica esprime gli interessi, innanzitutto, del capitale finanziario internazionale e ha per scopo il salvataggio del sistema, basato sulla crescente onnipotenza delle multinazionali, in un periodo di crisi;

- queste manifestazioni, indubbiamente, sono un prodotto interno dell'imperialismo stessoe, semplicemente, sempre più spesso si verificano nell'ambito esterno della politica estera;

- la violenza, qui, non è quella dell'imperialismo comune, ma dell'imperialismo, diretto dal capitale finanziario più reazionario, con il rigetto di tutte le norme della democrazia e della legalità internazionale;

- l'ideologia razzista, tipica dei fascisti del secolo scorso, si manifesta qui in forma di diffamazione di interi paesi e popoli, insieme ai loro governi in carica, etichettati come sottosviluppati, antidemocratici epersinocanaglie;

- la tempesta di demagogia sociale utilizzata racconta a tutto il mondo che tutto verrebbe fatto in nome della democraziaedel rispetto deidiritti dell'uomonella loro accezione occidental-borghese.

La base di massa del fascismo, come nel XX° secolo, è costituita dalla piccola borghesia in forza della doppiezza della sua natura, più volte rilevata da Lenin e dai bolscevichi. Il carattere terrorista della dittatura dei circoli più reazionari del capitale finanziario si completa con il carattere estremistico del «temperamento» politico della classe piccolo-borghese, agitata, nei periodi di crisi, per il terrore di perdere la propria posizione. Questa paura del piccolo proprietario si manifesta in tutte le sue alleanze, sia con la borghesia, che con la classe operaia. L'estremismo e l'avventurismo che gli sono propri sono anch'essi determinati dalla doppiezza della natura di questa classe, dall'instabilità della sua posizione economica: da un lato, da una vaga possibilità di ingresso nella classe degli sfruttatori e dal connesso avventurismo, dall'altro lato, dalla grande probabilità, in caso di insuccesso, di essere gettato tra le fila dei proletari privi di mezzi di produzione. Questa instabilità genera avventurismo e fa prevalere posizioni estreme nel temperamento di questa classe, la cui posizione non può essere ignorata in sede di analisi della possibilità di fascistizzazione nel nostro paese e nel mondo. Come lavoratori, essi sono probabili e auspicabili alleati degli sfruttati, ma anche il capitale si batte per conquistare il loro sostegno come proprietari privati.

 Queste caratteristiche e questi tratti distintivi nel loro insieme ci forniscono sufficienti ragioni per definire fascista la politica dell'imperialismo, con a capo gli USA, in relazione a una serie di altri paesi sull'arena internazionale.

Le obiezioni di alcuni compagni, ahimè, ci dicono che essi non vogliono o non sono in grado di afferrare un concetto preciso. Anche se si dicono d'accordo con la definizione di fascismo come aperta dittatura terroristica dei circoli più reazionari del capitale finanziario e riconoscono, quindi, il fascismo come politica, tuttavia, poi, perdono la strada e finiscono per concepirlo solo come ideologia. Evidentemente, non considerano che si tratta appunto di una dittatura terroristica aperta, cioè non mascherata da procedure democratiche, che si contrappone non solo al movimento operaio e comunista, ma anche alla stessa democrazia borghese, come i fascismi italiano e tedesco si contrapposero alle democrazie borghesi americana e britannica. Noi diciamo che il fascismo che è venuto alla luce all'interno degli USA e di altri paesi imperialisti non si manifesta apertamente in quei paesi, ma è presente nella loro politica internazionale. Per i nostri critici, invece, se negli USA non vi sono chiare manifestazioni di fascismo, allora queste non vi sarebbero neppure nella loro politica internazionale.Invece, si gettano qua e là affermazioni che in Russia vi sarebbe il "fascismo russo", in Grecia quello greco e si fanno notare le correnti nazionaliste esistenti in molti paesi nel quadro della democrazia borghese. Queste esistevano anche ai tempi della Russia zarista e si manifestavano in forme distorte come, per esempio, i pogrom di ebrei ad opera delle centurie nere, tuttavia non si trattava di fascismo. Gli autori delle obiezioni non vedono come nello stesso Iraq il fascismo americano abbia annientato lo stato iracheno, reazionario ma democratico-borghese, senza distrarsi particolarmente con la repressione del movimento comunista.

Ancora più strani ci sembrano i timori che l'interazione nella lotta al fascismo possa portare i comunisti ad accodarsi ai socialdemocratici. I bolscevichi combatterono contro Kornilov, che era più a destra del Governo Provvisorio, ma questo non li portò ad accodarsi al Governo Provvisorio. Stalin strinse un'alleanza con gli USA e la Gran Bretagna contro il fascismo hitleriano, ma l'Unione Sovietica non si accodò a Roosevelt e Churchill.

Noi ancora una volta chiamiamo i partiti comunisti e operai a dare ascolto alla voce della teoria e all'esperienza del Komintern. Oggi bisogna unire, su basi concrete, tutte le forze antifasciste che concepiscono il fascismo come lo concepiva il Komintern, nella lotta contro l'aggressione alla Siria, contro la perdurante occupazione dei territori palestinesi e siriani da parte di Israele, contro le azioni punitive della giunta di Kiev nel Sud-Est dell'Ucraina, contro le minacce all'Iran e alla Repubblica Democratica Popolare di Corea.  Bisogna unire e indirizzare tutte le persone progressiste e oneste a respingere il fascismo che sta rinascendo e avanzando sull'arena internazionale. I comunisti attribuiscono a questa lotta un netto carattere di classe. Parafrasando lievemente Lenin, dobbiamo dire chela lotta al fascismo, se non è legata alla lotta contro l'imperialismo, è una frase vuota e falsa.

 Nelle condizioni attuali di avanzamento della reazione e di crescenti manifestazioni di fascismo, i comunisti devono mantenere la loro ortodossia e lottare implacabilmente contro l'imperialismo su tutti i fronti e in tutti i paesi. Questa lotta – abbiamo già citato Lenin – deve essere «indissolubilmente legata alla lotta contro l'opportunismo».La situazione attuale nel movimento comunista internazionale è una situazione di confusione e sbandamento, di fortissima deviazione di destra, perciò è assolutamente necessario consigliarsi con Lenin. Questa necessità di elaborare una linea giusta è dettata da circostanze, quali la comparsa di partiti (ad esempio, il PC USA) ai quali, della teoria del comunismo scientifico, sono rimaste solo la scelta comunistaela tradizione storica. Altri partiti rinnegano i simboli della falce e del martello come obsoleti (Partito Comunista Francese). Per altri si sono esauriti i margini per la rivoluzione (Partito Comunista della Federazione Russa). Altri ancora pongono quasi come primo punto programmatico la difesa delle minoranze sessuali (Rifondazione Comunista in Italia, il PCF in Francia e altri eurosinistri). Tutti insieme, zitti zitti, prendono le distanze dal riconoscimento della necessità della Dittatura Proletaria, ma propalano l'opportunità di migliorare il sistema borghese partecipando ai vari governi di centro-sinistra e di «fiducia popolare». Sostengono il socialismo di mercato. In sostanza, la confusione ideologica e la dispersione organizzativa sono estremamente grandi. La migliore caricatura del marxismo ce la fornisce l'attuale politica del Partito Comunista Francese, un tempo glorioso, che oggi si vanta di avere contribuito, dall'interno del Front de Gauche, alla vittoria del socialista Hollande alle elezioni presidenziali. Oggi, questo presidente «di sinistra» si batte per la legalizzazione dei matrimoni tra omosessuali e per una rapida punizione della Siria. Questopseudomarxismoalla classe operaia non serve.Noi critichiamo il PCF perché ha sostituito la lotta all'imperialismo e per gli interessi della classe operaia con la lotta per gli LGBT [acronimo di Lesbians, Gays, Bisexuals, Transgenders. NdT] e, con questo, ha deviato l'attenzione dei lavoratori dalla lotta di classe verso la difesa di falsi valori. Il PCF si è abbassato fino a sostenere gli imperialisti, limitando la propria attività al supporto delle minoranze sessuali. Non è forse questo un esempio di degrado che discredita il movimento comunista?

 Oggi, per il momento, non c'è un' Internazionale Comunista. La più conosciuta forma d'interazione dei partiti comunisti e operai è costituita dagli incontri annuali che si tengono dal 1998 su iniziativa del Partito Comunista di Grecia [KKE, NdT]. Quest'anno si terrà il 16° incontro di questo tipo. Queste assise riuniscono partiti tra loro molto differenti, tra i quali sono in discussione due diverse tendenze di sviluppo del format degli incontri. La prima intende allargare l'organico dei partecipanti, invitando tutte le forze di sinistra, tutti coloro che si definiscono come organizzazioni d'opposizione  popolare e di sinistra. La seconda tendenza, al contrario, è fautrice dell'introduzione di rigorosi limiti per la partecipazione dei soli partiti comunisti marxisti e, a questo fine, propone di elaborare definiti e precisi criteri di ammissione. Per orientarci in questo lavoro è utile ricordare i criteri leniniani di ammissione al Komintern.  Certo, oggi non è possibile applicare meccanicamente le condizioni e le ricette del 1919, ma non si può fare a meno dell'esperienza leninista nell'elaborazione della strategia e della tattica odierne. Per rendersi conto di quanto siano attuali le sue argomentazioni nella nostra situazione, è sufficiente ricordare alcune di queste condizioni: 

  •         allontanamento dagli incarichi di qualsiasi benché minima responsabilità nel movimento operaio (organizzazione di partito, redazione, sindacato, gruppo parlamentare, cooperativa, consiglio comunale,ecc.) dei riformisti e dei sostenitori del "centro";
  •         obbligo di smascherare non solo il social-patriottismo conclamato, ma anche la falsità e l'ipocrisia del social-pacifismo;
  •         necessità della piena e assoluta rottura col riformismo e con la politica del "centro" e della propaganda di questa rottura nel più largo ambito possibile tra i membri del partito;
  •         obbligo di una lotta senza cedimenti contro la “Internazionale” di Amsterdam dei sindacati gialli...  obbligo del sostegno con ogni mezzo alla nascente confederazione internazionale dei sindacati rossi che sono al fianco dell'Internazionale Comunista;
  •         obbligo di rivedere l'organico del personale dei propri gruppi parlamentari e di escludere da questi gli elementi non fidati;
  •         eccetera.

La condizione fondamentale, tuttavia, è il riconoscimento nei fatti della dittatura del proletariato.

        Ogni comunista deve studiare queste condizioni e ogni organizzazione può giudicare come applicarle alla situazione attuale, alla valutazione di idee del tipo elezioni parlamentari oneste,lotta per governi di centro-sinistra e di fiducia popolare,portare in primo piano la cosiddettaquestione nazionalee roba simile.  Deve essere assolutamente chiaro, però, che il primo e fondamentale principio del marxismo rimane immutato: si può discutere solo con quei partiti che riconoscono la dittatura del proletariato e che non solo la riconoscono labialmente (Lenin), ma ogni giorno ne propagandano la necessità e lavorano oggi all'organizzazione del proletariato in classe per sé. La lotta all'opportunismo e il riconoscimento dell'ortodossia dei soli partiti comunisti che riconoscono l'inevitabilità della dittatura del proletariato non implicano che quei partiti che manifestano tendenze piccolo-borghesi siano categoricamente e automaticamente esclusi da possibili alleanze contro il pericolo fascista. La lotta comune contro la minaccia del fascismo fornisce la possibilità di alleanze delle classi lavoratrici nella forma dei fronti popolari antifascisti e di forme statuali, corrispondenti a queste alleanze, del tipo di quelle degli stati a democrazia popolare.

     Ci rimproverano spesso di dedicare troppa attenzione alla critica dell'opportunismo, sia in generale come fenomeno, sia di quello internazionale, sia in particolare di quello nostrano, russo, della direzione del PCFR, consigliandoci di indirizzare i nostri sforzi sullo smascheramento dell'imperialismo in generale, di Putin e del suo regime, in particolare. Tuttavia, partendo dall'indicazione di Lenin appena citata e dalla sua precisazione che «ci sono momenti in cui si è obbligati a porre la questione in modo frontale e a chiamare le cose col loro vero nome, di fronte al rischio di arrecare un danno irreparabile sia al partito che alla rivoluzione» (vol. 35; p. 343), riconosciamo che la situazione attuale ha carattere di emergenza e ammettiamo persino che, purtroppo, siamo avversari ideologici di alcuni partiti che si definiscono comunisti. La disamina di questi problemi diventa una questione improcrastinabile.

 Apprezziamo molto il significato degli incontri internazionali annuali (dei partiti in lista Solidnet) e li sosterremo. Questo ci dà la possibilità di conoscere le posizioni degli altri partiti e di esporre la nostra, ma ci è assolutamente chiaro che è maturata la necessità di parlare in modo aperto e franco, di chiamare le cose con i loro nomi in relazione all'opportunismo di qualsiasi tipo e natura. E' necessario rafforzare l'unità tra partiti che stanno sulle posizioni del marxismo ortodosso. La pubblicazione della «Rivista Comunista Internazionale» può aiutare la causa della lotta teorica se, all'interno di questa nostra alleanza di undici partiti, dialogheremo in modo diretto, alla leninista, nella lingua del comunismo scientifico.

Successo a tutti noi in questa lotta!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Commento dei rappresentanti del "Kommounistiki Epitheorisi" (KKE) nel comitato di redazione della ICR sull'articolo "La lotta dei comunisti contro l'imperialismo come sorgente delle guerre" del Partito Comunista Operaio Russo

Inizialmente, l'articolo del PCOR evidenzia il rapporto tra il capitalismo e la guerra. Tuttavia, si concentra rapidamente sul concetto del PCOR in merito al "fascismo esportato". Esso caratterizza come "fascista" alcune delle più forti potenze imperialiste (USA, UE). Successivamente, l'articolo cerca di rispondere alle gravi contraddizioni che emergono da questa analisi. Tuttavia, a nostro avviso, ci sono seri problemi in questa analisi, che non possono trovarci d'accordo.

Per cominciare, noi riteniamo che la separazione degli stati del sistema imperialista internazionale tra quelli pro-fascisti e pro-guerra e quelli che non lo sono, oscura le cause della creazione e del rafforzamento delle correnti fasciste, che sono da cercare nel capitalismo monopolista in sé e all'interno di ciascun paese. Di conseguenza, non possiamo condividere questo punto di vista che crea una distinzione tra potenze imperialiste "cattive" ("fasciste", "neofasciste") e "buone". Nè possiamo essere d'accordo con gli appelli per la formazione di "fronti antifascisti" in una direzione non di classe, ad esempio alleanze senza criteri sociali o di classe con tutte le persone "progressiste e oneste".

Questa visione porta al disarmo del movimento comunista e della classe operaia, all'abbandono della missione storica della classe operaia e alla formazione di una linea protesa alla presunta "pulizia" dell'imperialismo dalle "forze fasciste". Anche se in alcuni punti l'articolo fa riferimento alla lotta contro l'opportunismo e alla necessità di riconoscere la dittatura del proletariato, il movimento comunista è invitato ad unire le forze con altre forze (incluse quelle borghesi) che nulla hanno a che fare con la causa del socialismo. In pratica, in nome della lotta contro il fascismo si apre la strada per la cooperazione con l'opportunismo, con la socialdemocrazia e con sezioni della classe borghese. Questo spiana la strada alla scelta dello schieramento con un versante imperialista. Vale a dire che in un conflitto militare regionale o in uno generalizzato, il movimento comunista finirà con il sostenere certe potenze imperialiste perché le altre sono considerate "fasciste".

Nell'articolo viene usato il termine "imperialismo globale". Tuttavia, quando questo termine è usato senza riferimento allo sviluppo ineguale e alla concorrenza tra le varie alleanze e centri imperialisti, si avvicina alla teoria dell'ultra-imperialismo. Secondo la nostra valutazione, si dà il caso di un sistema imperialista globale in cui tutti i paesi capitalistici partecipano secondo la forza della loro classe borghese. Questo sistema imperialista è caratterizzato da una feroce concorrenza e anche dalla cooperazione tra le classi borghesi. D'altra parte, il concetto di "imperialismo globale" non solo nasconde questa complicata realtà, ma crea anche confusione. Perchè se "l'imperialismo globale ignora tutte le norme del diritto internazionale", come afferma l'articolo, questo significa che alcuni altri paesi capitalisti (per esempio i BRICS) sono conformi alle "norme del diritto internazionale" e quindi non sono integrati nell'"imperialismo globale", e di conseguenza non appartengono al "centro del capitale finanziario". A nostro parere, questa posizione separa l'economia dalla politica, dal momento che il capitale finanziario, cioè la fusione del capitale industriale e bancario, prevale in tutti i paesi capitalistici. Allo stesso modo, i monopoli costituiscono una caratteristica essenziale del capitalismo monopolistico, cioè l'imperialismo, dominante nell'economia.

Inoltre, l'articolo contiene varie contraddizioni. Così, alcune potenze imperialiste sono denunciate come "fasciste" e come una "fonte" del cosiddetto "fascismo esportato" perché esse violano e non rispettano il diritto internazionale. L'articolo afferma che "il fascismo esportato è un'aperta politica terroristica dell'imperialismo fatta di violenza e spargimento di sangue volta a garantire gli interessi dell'imperialismo globale con il capitale finanziario nel suo nucleo. Queste politiche ignorano il diritto internazionale". Allo stesso tempo l'articolo dice che "Ancora sottolineiamo che potrebbero esserci guerre che sono giustificate per certi popoli e certi stati, ma questo non ha nulla a che fare con la legge borghese". Tuttavia, il diritto internazionale è parte della legge borghese. Nel periodo in cui l'URSS e gli altri paesi socialisti esistevano, la sua formazione (NdT del diritto internazionale) è stata il risultato dei rapporti di forza tra capitalismo e socialismo, che era ancora in negativo in quanto crimini imperialisti si svolgevano anche in quel periodo. Dopo il rovesciamento del socialismo, il diritto internazionale è esclusivamente il risultato dei rapporti di forza tra gli stati capitalisti. Esso approfondisce il suo carattere reazionario mentre viene utilizzato dalle potenze imperialiste a loro piacimento, nel quadro della loro competizione e a spese del popolo.

In aggiunta, l'articolo contiene visioni confuse e contraddittorie in relazione alla separazione della politica interna dalla politica estera degli stati borghesi, così come per quanto riguarda le cause che danno origine al fenomeno del fascismo.

Anche se c'è un tentativo nell'articolo di sostenere la definizione del fascismo fornita dall'Internazionale Comunista nel 1935, riteniamo che questi approcci, a cui si è fatto riferimento in precedenza, non derivano da questa definizione. Dobbiamo ricordare che, prima di questa definizione, l'Internazionale Comunista aveva formulato un'altra definizione nel suo programma (1928), dove aveva osservato tra l'altro che "in certe condizioni storiche particolari, il progresso di questa offensiva borghese, imperialista e reazionaria assume la forma del fascismo". Le caratteristiche del fascismo sono state analizzate nella risoluzione sulla situazione internazionale adottata dal 6° Congresso dell'Internazionale Comunista (1928). Tuttavia, l'articolo trascura questa posizione e parte da una definizione che è stata formulata in diverse condizioni storiche in cui le potenze imperialiste stavano progettando l'eliminazione del solo Stato socialista del mondo, mentre l'URSS stava cercando di creare una rottura tra le potenze imperialiste per trarre beneficio dalle loro contraddizioni. Così, questa definizione si stacca dalle condizioni storiche in cui è emersa e viene trasferita nelle condizioni attuali in modo non scientifico e meccanicistico. Non possiamo essere d'accordo con questo approccio.

Infine, riteniamo che la crisi del movimento comunista, che è una crisi ideologica, politica ed organizzativa nelle condizioni in cui l'opportunismo è forte, non possa essere superata con delle definizioni. E' necessario un serio e motivato confronto ideologico-politico. Siamo obbligati a sviluppare una strategia rivoluzionaria, delle posizioni e argomenti dei nostri partiti, ed elaborare ulteriormente le nostre analisi. In caso contrario, la lotta contro l'opportunismo sarà uno slogan vuoto, sarà inefficace.

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