La guerra imperialista, la pace imperialista: La I Guerra Mondiale e il trattato del Trianon alla luce di oggi

  • 25/11/14 18.34

La guerra imperialista, la pace imperialista:

La I Guerra Mondiale e il trattato del Trianon alla luce di oggi

 

L'anniversario dei cento anni dallo scoppio della I Guerra Mondiale, assume sempre più un importante posto nella lotta ideologica e politica in Ungheria.

Entrambi i blocchi della classe capitalista ungherese, il socialdemocratico e il liberale, cercano di sfruttare questo anniversario per i propri interessi.

Le forze conservatrici, con in testa il governo in carica, si sforzano di mostrare le virtù storiche dell'Ungheria borghese, di costruire un ponte storico e spirituale fra la monarchia Austro-Ungarica, l'epoca Horthy e il regime conservatore-cristiano di oggi.

Le forze social-liberali dal canto loro sfruttano l'anniversario del centenario per dimostrare che la responsabilità della sconfitta nella I Guerra Mondiale e il conseguente trattato di pace di Trianon, non ricadono su tutta l'Ungheria ma solo sull'élite politica di allora.

Di conseguenza, dei problemi contemporanei dell'Ungheria è responsabile solamente l'attuale élite politica conservatrice-cristiana, cioè la coalizione governativa che unisce il partito Fidesz e il partito Democristiano.

Nelle manifestazioni collegate alla ricorrenza ritroviamo continuamente riferimenti politici ed ideologici all'oggi. Non casualmente, visto che nella primavera 2014 avranno luogo in Ungheria le elezioni parlamentari. Verranno messe sul tappeto molte questioni: se rimarranno al potere le forze conservatrici che hanno cambiato radicalmente la precedente politica liberale o, se dopo l'intervallo quadriennale, al potere torneranno le forze liberali socialdemocratiche.

Le forze capitaliste usano il centenario per falsificare ed offuscare, agli occhi delle generazioni contemporanee, il movimento comunista presentatosi dopo la I Guerra Mondiale, l'esperienza storica della Grande Rivoluzione Socialista d'Ottobre 1917, la Repubblica Sovietica Ungherese del 1919 e per indebolire le forze anticapitaliste odierne. Il Partito Operaio Ungherese non può astenersi dalla lotta in relazione al centesimo anniversario dall'inizio della I Guerra Mondiale.

Oggi dobbiamo trovare nuovi argomenti, nuovi mezzi per la difesa delle posizioni marxiste-leniniste  riguardanti la guerra e il legame tra imperialismo e guerra.

Dobbiamo dimostrare che l'imperialismo anche oggi partorisce guerre, le cui cause devono essere ricercate nell'attuale crisi del sistema capitalista. Dobbiamo dimostrare che alle guerre imperialiste seguono gli accordi di pace imperialisti.

Questo succedeva cent'anni fa, questo succede anche oggi.

 

 

L'Ungheria e la I Guerra Mondiale sulla base degli avvenimenti

 

Nel centenario dall'inizio della I Guerra Mondiale il ruolo più importante nelle pagine dei mass-media viene concentrato sulle grandi potenze, paesi come l'Ungheria non costituiscono il centro dell'attenzione. Per questo, ricordiamo alcuni avvenimenti. Come è stata coinvolta l'Ungheria nella guerra e quali furono le sue conseguenze?

Il 23 luglio 1914 si svolse la riunione del governo reale ungherese coordinata dal primo ministro, conte Istva Tisza, nel corso della quale il governo fu informato del fatto che, dopo l’omicidio a Sarajevo, l'ambasciatore austro-ungarico a Belgrado, barone Vladimir Gkizl, aveva consegnato al governo reale Serbo l'ultimatum che sarebbe scaduto alle ore 18,00 del 25 luglio.

L'ultimatum riponeva la responsabilità del duplice omicidio di Sarajevo sul governo e sulle autorità della Serbia, ricordava al governo Serbo gli impegni assunti, accusava il governo Serbo di tollerare e appoggiare il movimento nazionalistico “panserbo”. L'ultimatum pretendeva, altresì, che il governo serbo pubblicasse in un’ora precisa sul suo organo di stampa ufficiale, una dichiarazione con un contenuto preciso di condanna del movimento “panserbo”; lo stesso testo si sarebbe dovuto trasmettere all'esercito sotto la forma di decreto regio.

Era necessario eliminare dal sistema di propaganda, dagli organi dell'amministrazione statale e dall'esercito tutta la propaganda indirizzata contro la monarchia. Si esigeva lo scioglimento di tutte le organizzazioni nazionaliste, compresa la Narodna Odbrana [“La difesa del popolo”, movimento nazionalista serbo creato nel 1908 a seguito dell’annessione della Bosnia-Erzegovina all’impero Austro – Ungarico, e che aveva costituito ancxhe un’organizzazione paramilitare- NdT]. Tuttavia, ciò che offendeva maggiormente la dignità dello stato indipendente erano i punti 5 e 6 dell'ultimatum. La monarchia esigeva dai suoi organi statali la partecipazione al soffocamento dei movimenti miranti a minare l'integrità territoriale della monarchia mentre le autorità austro-ungariche avrebbero assunto il diritto di effettuare controlli sul territorio serbo.

Simili richieste appaiono legittime e anche oggi le incontriamo nell'arsenale di una serie di grandi potenze, non è così?

Il primo ministro della Serbia, Nikola Pasic, si rivolse così al popolo serbo: “Avendo coscienza di adempiere alle vostre aspettative, alle vostre esigenze per il mantenimento della pace, cosa condivisa non solo dalla Serbia ma, siamo certi, da tutta l'Europa, il governo serbo accoglie positivamente i desideri del governo regio e imperiale, ma esiste anche un limite oltre il quale nessuno Stato può retrocedere”. [1]

Un tale appello potrebbe essere pubblicato anche oggi e spesso se ne pubblicano di simili.

Il 28 luglio l’imperatore Francesco Giuseppe firmò la dichiarazione di guerra:

“L'azione piena di odio del nostro avversario ci ha obbligato, dopo tanti anni di pace, a sfoderare ancora la nostra spada per difendere l'onore della monarchia, il mantenimento del suo prestigio, la sovranità della sua posizione ed il mantenimento della sua integrità territoriale. Il Regno Serbo che, dall'inizio della sua esistenza fino ad ora, abbiamo sostenuto ed aiutato sia io che i miei predecessori, è passato alla via dell'inimicizia nei confronti della monarchia austro-ungarica, dimostrando ingratitudine e dimenticando velocemente tutto ciò che è stato fatto”. [2]

Non obblighiamo nessuno a fare parallelismi, ma anche oggi osserviamo la stessa presunzione.

Cos'ha significato la I Guerra Mondiale per l'Ungheria?

Nel comune esercito austro-ungarico in cinque anni di guerra hanno combattuto 4 milioni di soldati ungheresi, più di 600mila sono morti in battaglia ed 1milione e mezzo sono stati feriti o fatti prigionieri.

Nelle retroguardie il 18% della popolazione partecipava ai preparativi di guerra, e a questi deve aggiungersi l'industria bellica che occupava 88 mila persone. Le spese di guerra dell'Ungheria ammontarono a 7,82 miliardi di dollari (a parità di cambio del 1920) e tale somma superava di trenta volte il PIL medio annuale dello Stato ungherese degli anni anteriori alla guerra.

Come risultato della sconfitta bellica l'Ungheria si trovò in una profonda crisi economica, politica e sociale che distrusse la stessa monarchia. Il 25 ottobre del 1918 fu annunciata ufficialmente la creazione del consiglio nazionale ungherese con presidente il conte Mihàly Kàrolyi.

La classe dominante ungherese non poté affrontare la crisi provocata dalla guerra e dalla disoccupazione di massa.

La situazione peggiorò per il fatto che la parte meridionale del paese era occupata dagli eserciti francese e romeno e quella settentrionale dall'esercito ceco, mentre l'Intesa avanzava nuove richieste. In questa situazione la classe dominante dimostrò la propria debolezza. L'aristocrazia consegnò il potere alla classe liberale borghese con a capo Kàrolyi, la stessa dopo pochi mesi consegnò il potere alla socialdemocrazia. I socialdemocratici non riuscirono ad affrontare la situazione, pertanto proposero ai comunisti di dividere con loro il potere e venne proclamata la Repubblica Sovietica Ungherese.

Il potere operaio-contadino ungherese durò 133 giorni, nell'agosto 1919 lo distrussero le forze controrivoluzionarie della classe dei latifondisti ungheresi con l'aiuto dell'Intesa.

La I Guerra Mondiale terminò ufficialmente in Ungheria il 4 giugno del 1920, quando si firmò il trattato del Trianon, facente parte del sistema di trattati firmati a Parigi.

Alla guerra imperialista segue la pace imperialista. Gli stati dell'Intesa indebolirono la Germania ed eliminarono il suo alleato tradizionale, la monarchia austro-ungarica.

Sulla base del trattato di pace il regno ungherese perse più dei due terzi dei propri territori (il territorio del paese diminuì da 282.000 km quadrati a 93.000 km quadrati); più di 3,3 milioni di ungheresi si trovarono a risiedere all'altro lato del nuovo Stato ungherese, cioè diventarono una minoranza etnica nel loro stesso paese.

In riferimento all'economia, gli stati vicini presero il 61,4% dei terreni coltivabili, l'88% delle zone boschive, il 62,2% delle linee ferroviarie, il 64,5% delle vie asfaltate (rete stradale), l'83,1% dell'acciaio, il 55,7% delle imprese industriali ed il 67% degli istituti creditizi e bancari.

 

 

Cosa si aspetta la classe capitalistica ungherese dall'anniversario del centenario?

 

Il settore conservatore-cristiano della classe borghese ungherese, dà una grande importanza al centenario e ciò risulta dalla linea politica realizzata dal governo Fidesz – cristianodemocratici con a capo Orbàn che si trova al potere dal 2010.

Cosa intendiamo dire? “Di fronte a questi avvenimenti non si deve avere un approccio di carattere europeo occidentale, ma deve essere adottato un punto di vista mitteleuropeo” [4]. Così dice Maria Smidt, direttrice del museo Casa del terrore, una “storica di regime” dell'attuale élite politica ungherese.

“Nostro obiettivo è la formazione di una sana coscienza nazionale e di una memoria nazionale” [5], aggiunge la Ioundit Hemmerstein, sostituta del Segretario di Stato e responsabile della cultura.

A cosa aspira il governo conservatore-cristiano? Prima di tutto alla liberazione dell'opinione pubblica dai “residui spirituali del passato comunista”. Per esempio va cancellata la tesi che la I Guerra Mondiale fu un conflitto tra potenze imperialiste, mentre i soldati furono vittime della guerra sanguinaria! E si deve assolutamente dimenticare che la rivoluzione russa del 1917 ha avviato una “nuova epoca” nella storia! Mentre la Repubblica Sovietica Ungherese va dimenticata come se non fosse mai esistita.

Contemporaneamente il governo conservatore cristiano pone come obiettivo l'eliminazione anche delle opinioni liberali e socialdemocratiche riguardanti la I Guerra Mondiale e le leggi che ne hanno fatto seguito.

Il governo non si stanca di ripetere che l'Ungheria non si trova nella parte orientale, ma nella parte centrale dell'Europa. Il governo respinge l'opinione liberale che l'Ungheria avrebbe dovuto trarre insegnamenti dall'Occidente, al contrario si sforza di persuadere che, ogni volta che l'Ungheria abbandonava la via nazionale autonoma, si è sempre ritrovata sottomessa all'Occidente. Allo stesso tempo l'approccio ufficiale conservatore-cristiano considera la I Guerra Mondiale come guerra per la difesa della nazione. “La guerra, una volta iniziata, fu a favore degli interessi dell'Ungheria, perché diede la possibilità di difesa armata degli interessi ungheresi. Non dobbiamo dimenticare che i dirigenti politici di tre popoli vicini (Cechi, Romeni e Serbi), e l'intellighenzia che li sosteneva, decenni prima del 1914 parlavano apertamente di necessità di divisione del territorio del regno ungherese.

Su questa base possiamo sostenere che la I Guerra Mondiale sia stata imposta all'Ungheria come guerra difensiva” [6], dice lo storico Herne Raffai. Dal 1990 al 1994 Raffai fu segretario di Stato del ministero della difesa durante il governo Antall, diventato famoso perché agli inizi degli anni '90 aiutava i Croati a separarsi dalla Jugoslavia rifornendoli di armi.

Le forze conservatrici-cristiane affrontano la guerra come una questione che unificò tutta la nazione, non si stancano di sottolineare che all'inizio della I Guerra Mondiale si arruolarono nell'esercito 3,6 milioni di uomini di cui 600 mila restarono uccisi o dispersi e vengono compresi anche gli Ebrei d'Ungheria nella “grande unità nazionale”. Dei 932 mila abitanti di origine ebraica che vivevano allora nel paese “all'incirca 200 mila persone di origine israelita servirono l'esercito, tanti assunsero alti gradi, molti furono generali” [7] sottolinea l'attuale ministro della difesa e ripubblica una raccolta chiamata “L'albo d'oro degli Ebrei arruolati nell'esercito: in memoria della Guerra 1914-18”. Questo volume, che supera le 500 pagine, venne pubblicato nel 1941 come contrappeso agli umori antisemiti.

Le forze conservatrici-cristiane prolungano la questione della I Guerra Mondiale al 1920, fino alla firma del trattato del Trianon, inoltre sottolineano che l'ingiustizia di cui fu vittima la nazione ungherese produce conseguenze ancora oggi.

Secondo le intenzioni del governo odierno, le manifestazioni attinenti l'anniversario del centenario debbono svolgere un ruolo importante nella rivalutazione della storia ungherese da posizioni conservatrici-cristiane. L'attuale interpretazione considera la monarchia austro-ungarica (1867-1918), una preziosa conquista della storia ungherese, la cui influenza arriva fino ai giorni nostri.

Tale periodo viene glorificato come secolo d'oro.

La posizione ufficiale considera come continuazione dell'epoca imperiale il periodo 1920-1945, identificandolo con la persona di Miklòs Horhty, l'allora leader dell'Ungheria.

Secondo la posizione contemporanea ufficiale, l'epoca di Horthy fu un periodo di successo, di rafforzamento della classe borghese, di sviluppo borghese. Il governo di Orbàn si considera sé stesso come l’erede dell'epoca di Horthy.

Le forze liberali assegnano la responsabilità della I Guerra Mondiale all'allora élite conservatrice ungherese, compiendo un parallelismo tra passato e presente. Come afferma lo storico Andras Geriò, appartenente alla classe borghese: “La guerra è un fatto ineluttabile di cui soffrono solamente gli essere umani. Dal punto di vista liberale, non è una tragedia nazionale, come la immaginano le forze conservatrici, ma è solo una tragedia dell'élite liberal conservatrice ungherese”.[1]

Secondo la loro opinione, a cavallo tra i due secoli, l'élite politica ungherese perse la sua agilità, non realizzò la riforma agraria, non sistemò i rapporti con le minoranze etniche, non cambiò la struttura della monarchia e tutto ciò sfociò nel coinvolgimento dell'Ungheria nella guerra che perse.

Contemporaneamente i liberali si sforzano, non meno dei conservatori, di assolvere l'allora classe borghese, sottolineando che l'Ungheria venne costretta ad entrare in guerra.

L'Ungheria non vantò rivendicazioni territoriali, non volle la guerra, non desiderò conquistare altri popoli. Lo stesso Istran Tis era contro la guerra, però l'Ungheria come parte della monarchia non poté esimersi dall'entrare in guerra. Dal punto di vista della nazione ungherese ciò rappresentò una strada senza uscita.[2]

Il festeggiamento del centenario assicura un ampio terreno per le manifestazioni del nazionalismo. Molti storici dichiarano “L'Ungheria solo per gli ungheresi”.

Riferendosi agli stati confinanti si ricomincia ad usare la formula usata prima del 1920: “paesi della Santa Corona Ungherese”.

Il punto di vista ufficiale considera eroi i soldati ungheresi che parteciparono alla guerra. Nel 2018, con la conclusione di una serie di manifestazioni per il centenario, dovrebbe essere pronto un insieme di dati contenente le perdite militari ungheresi, in tutte le zone abitate si dovrebbero ripristinare i monumenti alla I Guerra Mondiale. In molti casi si creeranno “luoghi eroici di memoria” ove si erigeranno contemporaneamente monumenti ai partecipanti alla I e la II Guerra Mondiale nonché ai partecipanti dei fatti del 1956.

Le manifestazioni per la ricorrenza non sono prive di anticomunismo.

L'Ungheria, come vedete, si incaricò di una grande missione statale storica: dopo il 1919 diventò un avamposto per la lotta contro il bolscevismo. Molti si sforzano di spiegare che sostanzialmente le idee comuniste furono estranee al carattere ungherese, però la I Guerra Mondiale diede origine a quel trauma, il cui effetto portò all'apparizione dell'ideologia comunista insieme anche a quella fascista.

Dobbiamo notare ancora un elemento delle manifestazioni commemorative – l'apparizione di umori antirussi. Il giovane storico liberale Peter Tsunderlik ha frequentemente dichiarato come l'impressione negativa creatasi nel mondo per la politica ungherese sia opera dei russi e degli altri popoli slavi. “Questa impressione negativa – dichiara – la dobbiamo maggiormente all'interpretazione della storia da parte dei popoli slavi” ed arriva a sostenere che i popoli slavi diffondano una cattiva fama sull'Ungheria e con “l'aiuto di questa demonizzazione eleveranno loro stessi al livello dei popoli civili”[3]

 

La guerra cent'anni fa e nei giorni nostri

 

La I Guerra Mondiale e la partecipazione dell'Ungheria non possono essere considerate in alcun modo casuali o come il risultato di una qualsiasi costrizione storica; esattamente come non si debbono interpretare in tal modo le guerre contemporanee e la partecipazione dell'Ungheria ad esse.

Cent'anni fa l'Ungheria entrò nella I Guerra Mondiale per tre motivi basilari:

* La I Guerra Mondiale venne provocata dalle contraddizioni tra paesi capitalistici. La lotta economica e politica per il dominio sul suolo europeo condusse alla guerra. L'Ungheria, sia pur da una posizione di sottomissione, era parte dell'ordine capitalista mondiale. Per la sua posizione e per i suoi legami d'alleanza l'Ungheria non poté restare fuori dalla guerra.

* Il movimento del capitale ungherese era possibile solo nella direzione dei Balcani, però i Balcani furono inseriti nella sfera di interessi anche di altre forze capitaliste, di altre grandi potenze. La classe dominante ungherese – non tutti i suoi strati allo stesso grado – ebbe quindi un interesse alla guerra e per questo l'Ungheria entrò nel conflitto.

* La guerra, malgrado il rischio, fornì la possibilità alla classe dominante di allentare la tensione interna esistente nella società ungherese.

Qual era il tratto distintivo della classe dominante ungherese di quell'epoca? Nel 1867 l'Ungheria, dopo molti secoli, conquistò una parziale indipendenza. L'aristocrazia ungherese composta dai grandi latifondisti non fu abbastanza potente da ottenere la piena indipendenza dall'Austria, così venne firmato il Compromesso o Ausgleich tra le aristocrazie austriaca ed ungherese [il “compromesso austro-ungarico” definisce la riforma costituzionale introdotta nel 1867 dall’imperatore Francesco Giuseppe con la quale si stabiliva una condizione di parità dell’Ungheria all’interno della monarchia asburgica, NdT]. Venne istituita la monarchia austro-ungarica che mantenne comuni ministeri delle forze armate e degli esteri, come comune fu la persona del monarca: Francesco Giuseppe, Imperatore d'Austria e Re d'Ungheria.

La sostanza dell’Ausgleich fu quella di unire il mercato, il sistema creditizio, la conservazione del sistema capitalistico semifeudale (che stava di fronte alle masse operaie e contadine), di mantenere il dominio austriaco ed ungherese su cechi, croati e sugli altri popoli dell’impero Austro-Ungarico.

Così l'Ungheria si integrò nel capitalismo europeo del 19° secolo. I circoli capitalistici dei due paesi acclamarono l'accordo perché per la creazione di un mercato comune servivano la stabilità politica interna ed il peso internazionale della monarchia.

 

 

Le particolarità della classe dominante ungherese agli inizi del 20° secolo derivarono da questa situazione.

 

* Il potenziale economico dell'aristocrazia ungherese e della classe capitalista era inferiore rispetto ai suoi concorrenti europei e ciò conferiva alla politica ungherese un carattere di provincialismo semifeudale e da neo-arricchiti.

* Affrontando la pressione del capitale tedesco, francese e inglese, il capitale ungherese avrebbe potuto muoversi solo nelle zone vicine, principalmente nei Balcani. Con la struttura dei rapporti internazionali allora vigente, gli interessi austro-ungarici potevano essere conseguiti solamente con mezzi militari; e ciò ha causato la posizione di sottomissione della classe dominante ungherese e la sua permanente dipendenza dal capitale e dalle potenze stranieri.

* La classe dominante ungherese nei territori est-europei e balcanici confliggeva con gli interessi della Russia, e ciò conferiva, conseguentemente, un carattere antirusso alla sua politica.

* La classe dominante ungherese poteva riuscire nella realizzazione dei propri interessi solamente schiacciando gli interessi di altre nazioni, ciò conferiva alla politica ungherese un carattere esclusivamente nazionalista.

* La firma del Compromesso, insieme ad altri fattori, si rese possibile dal momento che la classe dominante ungherese necessitava di garanzie esterne per il mantenimento del controllo sulle masse lavoratrici e per il mantenimento del sistema capitalistico semifeudale.

Negli ultimi 25 anni l'Ungheria ha preso parte a più di una guerra.

Nel 1999, immediatamente dopo l'adesione alla NATO, concesse il proprio territorio ed il proprio spazio aereo per l'aggressione della NATO contro la Jugoslavia, e partecipa alle guerre in Iraq ed in Afghanistan.

Le moderne guerre imperialiste sono il risultato delle contraddizioni del sistema capitalista, della lotta per la ripartizione del mondo e contemporaneamente costituiscono il mezzo per la rimozione della tensione sociale provocata dalla crisi capitalista.

Dagli inizi della prima decade del secondo millennio, i paesi leader del mondo capitalista sono attraversati da una profonda crisi, che non è un’ordinaria crisi ciclica del capitalismo; ma è una crisi provocata dalla sostanza interna del capitalismo e per questo non può trovare una via d'uscita.

I paesi capitalistici più forti tentano di risolvere le loro crisi spostandone il peso sui paesi capitalistici più deboli, da una parte facendo aumentare le contraddizioni interne ai paesi capitalistici e, dall’altra parte, fomentando gravi conflitti sociali nei paesi meno sviluppati.

Gli Stati Uniti, appoggiandosi alle conquiste della mondializzazione e dell'informatica, distruggono impietosamente tutto il mondo; e mirano ad annientare totalmente il movimento comunista, assoggettando la Russia e la Cina. Vogliono imporre in tutto il mondo, attraverso una guerra di civiltà, il dominio della civiltà giudaico-cristiana. Con il pretesto della guerra al terrorismo si muovono contro tutti coloro il cui comportamento differisce da quello voluto dagli Stati Uniti. Gli Usa tentano di sopperire all'indebolimento delle proprie posizioni economiche con l'aggressività.

La partecipazione dell'Ungheria alle guerre dei giorni nostri si spiega in gran parte con la particolarità del capitalismo ungherese e della classe capitalistica ungherese formatisi dopo il 1990.

 

 

Cosa caratterizza il capitalismo ungherese contemporaneo?

 

* La classe capitalista ungherese è molto più debole rispetto ai suoi partner europei. Il capitalismo ungherese si è costituito attraverso il processo di svendita della maggior parte della ricchezza nazionale alle imprese straniere. La classe capitalistica ungherese e la sua politica sono in modo rilevante dipendenti dall'estero.

* Un milione dei dieci milioni di ungheresi può considerarsi appartenente agli strati benestanti, cioè a quelli per i quali il capitalismo si è dimostrato conveniente. I restanti nove milioni sono poveri o comunque hanno visto peggiorare la propria condizione con l'arrivo del capitalismo. La tensione sociale è continua e, nel caso di un peggioramento della situazione di crisi in Europa, può condurre a un radicale cambiamento di direzione. La classe capitalistica ungherese lo comprende perfettamente, sa che 24 anni fa in Ungheria c'era il socialismo e le persone ricordano quel periodo. Precisamente per questo motivo, la caratteristica della politica della classe dominante ungherese è l'estremo anticomunismo e la reazione.

* Il capitale ungherese anche oggi può fondamentalmente espandersi verso l'Europa orientale ed i Balcani, paesi nei quali vivono anche minoranze etniche ungheresi. Per la classe politica ungherese e per la sua componente conservatrice sono caratteristici i suoi umori anti-russi.

* La classe capitalistica ungherese non ha cessato di ambire all'espansione della propria influenza anche sulle popolazioni ungheresi dei paesi vicini e al ritorno a una posizione di potenza di media grandezza sulle regioni dell'Europa Orientale.

 

 

Cosa caratterizza la politica della classe capitalistica europea?

 

La classe dominante ungherese si compone di due gruppi. Le forze conservatrici-cristiane perseguono una politica nazionalista e si collocano in posizione più vicina alla Germania. La componente social-liberale, che esprime gli interessi della classe borghese liberale ungherese, dei circoli ebraici e che è caratterizzata da un pensiero liberale socialdemocratico, è più vicina agli USA e a Israele.

Tuttavia entrambi i settori della classe capitalista hanno interesse al mantenimento del capitalismo e alla diffusione del sistema in altri paesi d'Europa. La politica dei due gruppi si distingue solo per i metodi e per la direzione verso la quale danno un peso maggiore o minore.

La classe borghese ungherese considera come una garanzia esterna fondamentale per il capitalismo ungherese l'alleanza ungarico-americana, la NATO, la UE; di conseguenza i governi borghesi perseguono apertamente la politica della NATO e della UE. Però gli obblighi assunti nei confronti degli USA e della NATO non hanno nessuna attinenza con gli interessi nazionali o con la sicurezza dell'Ungheria, mentre servono agli aggressivi obiettivi di potenza degli USA e dei circoli egemonici delle potenze capitalistiche. Così, per esempio, la partecipazione dell'Ungheria ai bombardamenti della vicina Jugoslavia, comprendente anche zone di residenza della minoranza ungherese, fu in piena contraddizione con gli interessi nazionali ungheresi.

La classe capitalistica ungherese non è nella posizione di svolgere un ruolo militare autonomo, gli USA e la NATO si aspettano da essa la partecipazione alle comuni attività degli stati imperialisti.

Però non si fa solo riferimento al fatto che la classe capitalistica ungherese non abbia altra scelta, visti gli obblighi che scaturiscono dalla sua partecipazione alla NATO e alla UE: la classe dominante ungherese considera come proprio interesse “pescare nelle acque torbide”, prendendo parte alle guerre, senza troppi rischi. Basandosi su questo, l'Ungheria ha partecipato all'aggressione della NATO contro la Jugoslavia, alle guerre contro l'Iraq e l'Afghanistan, all'intervento militare contro la Libia ed ora sta partecipando alle dimostrazioni contro la Siria.

Oggi in Ungheria esiste una base della NATO per garantire i trasporti militari aerei e operano numerosi istituti della NATO e degli USA.

La classe capitalistica ungherese considera necessarie le “riforme democratiche” in Ucraina, in Bielorussia, in Serbia ed in altri paesi. I governi ungheresi contribuiscono con mezzi politici ed economici e attraverso lo spionaggio. Questa è una politica pericolosa, perché, data la sua posizione geografica, l'Ungheria verrebbe coinvolta in qualsiasi guerra terrestre in Europa Orientale.

La classe capitalista ungherese è consapevole di non essere in grado di soddisfare i propri interessi economici solamente all'interno della UE e perciò ricerca anche altre direzioni per i suoi movimenti.

Oggi riguardano principalmente i Balcani e, più esattamente, la Croazia, il Montenegro, la Macedonia (FYROM) e ancora la Georgia, il Kazakistan e l'Azerbaigian.

La politica della classe capitalista è sostanzialmente antirussa, anche se singoli fattori possono cambiare a seconda del governo che si trova al potere, e continua pertanto a considerare la Russia come un attore, che, dal punto di vista strategico, rappresenta un pericolo per il sistema capitalista ungherese.

La politica della classe capitalistica ungherese su aree ben determinate (Balcani, Bielorussia, Vicino Oriente) confligge obiettivamente con gli interessi russi. I governi ungheresi tentano di ridurre la propria dipendenza energetica dalla Russia per incrementare la libertà d'azione della politica ungherese.

La classe capitalistica ungherese non ha abbandonato i piani di espansione della sua influenza sulle popolazioni ungheresi dei paesi vicini.

Le forze social-liberali vorrebbero attuarla con mezzi principalmente economici, invece quelle conservatrici attraverso il conferimento della doppia cittadinanza e l'incorporazione nello stato ungherese degli ungheresi residenti all'estero.

Questa politica rappresenta una fonte di tensione permanente nell'area.

La classe capitalistica ungherese considera la politica estera come un mezzo adatto per distogliere l'attenzione della società dai problemi interni. E problemi di questo genere ce ne sono abbastanza, iniziando dalla disoccupazione di massa fino ai problemi connessi alle popolazioni zigane.

In conclusione, possiamo sostenere che il cambiamento del sistema sociale avvenuto in Ungheria nel 1989-90, l'ingresso dell'Ungheria all'interno dell'integrazione politica e militare dei paesi capitalisti non hanno fatto diminuire ma, al contrario, aumentare il pericolo militare. La particolarità della formazione del capitalismo ungherese, le caratteristiche contemporanee della classe capitalista ungherese rafforzano maggiormente questo pericolo.

 

 

Guerra imperialista – pace imperialista

 

Come abbiamo visto precedentemente, il trattato di pace del Trianon che ratificò gli esiti della I Guerra Mondiale, ebbe gravi conseguenze per l'Ungheria. Il trattato concluse la guerra in sintonia con gli interessi delle maggiori potenze capitaliste dell’epoca.

Durante il periodo fra le due guerre l'obiettivo principale della politica estera ungherese fu la restituzione dei territori persi. L'Ungheria non era in grado di farsi restituire quei territori con le sue uniche forze, e ciò ha spinto le classi dominanti ungheresi alla collaborazione con la Germania nazista e, attraverso di essa, alla guerra.

L'Ungheria è stata sconfitta nella II Guerra Mondiale. Il trattato di pace di Parigi, firmato dopo la guerra confermò i confini stabiliti con il trattato del Trianon. “In considerazione del fatto che, essendo divenuta alleata della Germania hitleriana e avendo partecipato al suo fianco contro l'Unione delle Repubbliche Sovietiche, del Regno Unito, degli Stati Uniti d'America e delle altre Nazioni Unite, l'Ungheria ha la sua parte di responsabilità per questa guerra.”[4]

La pace di Parigi fu una pace imperialista, indipendentemente dal fatto della partecipazione ad essa di un paese socialista, dell'Unione Sovietica. Il trattato di pace regolamentava la situazione in Europa Orientale secondo gli interessi delle grandi potenze di allora.

Negli anni del socialismo (1948 – 1989) la politica ufficiale non si occupò né della questione del trattato del Trianon, né di quella del trattato di Parigi. In quel periodo il diritto internazionale considerava i confini sanciti dopo la II Guerra Mondiale come inviolabili. Inoltre i paesi socialisti consideravano la comune appartenenza al sistema socialista come soluzione dei conflitti nazionali.

Quaranta e più anni si sono rivelati insufficienti per l’eliminazione dei conflitti nazionali.

La classe capitalistica ungherese parte dal fatto che, nonostante gli anni novanta ed i cambiamenti avutisi in Europa Orientale, gli interessi nazionali ungheresi restano tuttora irrealizzati.

I confini sanciti col trattato del Trianon nel 1920, continuano a restare in vigore, l'Ungheria non è riuscita a farsi restituire quei territori nei quali vivono ungheresi.

Nello stesso periodo la classe borghese della Germania ha realizzato i propri interessi nazionali, in quanto la RFD ha annesso la DDR.

La classe borghese della Croazia ha realizzato i suoi interessi, creando uno stato omogeneo croato, separandosi dalla Serbia. Gli albanesi sono riusciti, a danno della Serbia, a realizzare i loro interessi nazionali, è stato creato il cosiddetto Kossovo indipendente. E l'elenco potrebbe proseguire.

È un dato di fatto che negli ultimi 25 anni non sia scoppiata alcuna guerra mondiale alla quale abbia fatto seguito una regolamentazione mondiale di pace. Però è anche vero che tra il 1991 – 2001 si sono succedute guerre in Jugoslavia, compresa anche la guerra aerea della NATO contro la Jugoslavia. L'Ungheria ha partecipato a questa guerra, una guerra imperialista al servizio degli interessi degli stati capitalistici più potenti. Obiettivo della guerra era la distruzione della Jugoslavia che ostacolava l'espansione della NATO in Oriente ed una risposta all’influenza russa nella regione.

Anche questa volta la guerra imperialista è stata seguita dalla pace imperialista. Gli accordi di Dayton, firmati nel 1995, hanno trasformato la Bosnia-Erzegovina in un vassallo dell'Unione Europea. Nel 2008 con la proclamazione dell'indipendenza del Kossovo compare uno stato marionetta sotto il controllo della NATO e della UE.

La classe capitalista ungherese, in questo percorso di guerre e di radicali cambiamenti e accordi di pace, non ha fatto niente per cambiare le conseguenze del trattato del Trianon.

Gli stati guida della NATO, nonostante vi fossero propositi in tal senso, non hanno convocato una conferenza internazionale che avrebbe risolto i conflitti internazionali dell'area. I paesi capitalisti dirigenti ritenevano sufficiente l'accoglienza dell'Ungheria e degli altri paesi dell'area nella NATO e nella UE per la risoluzione dei problemi relativa all'esistenza delle minoranze etniche. Come è noto, tali problemi non sono scomparsi.

Dal 1990 le attività dell’ONU hanno decisamente mutato carattere. Finché sono esistiti i paesi socialisti, l'ONU non solo garantiva una mediazione fra gli interessi delle grandi potenze, ma assicurava anche alcuni spazi affinché i paesi progressisti del mondo, i movimenti di liberazione nazionale potessero lottare con successo contro i paesi capitalisti, inclusi gli USA. Oggi però l'ONU, pur mantenendo un ruolo di compromesso fra gli interessi delle grandi potenze, si è trasformata in strumento degli stati dirigenti del mondo capitalista.

 

 

I comunisti contro la guerra

 

«La guerra è la continuazione della politica con altri mezzi. Ogni guerra è collegata saldamente al regime politico da cui nasce» scrisse Lenin nella sua opera “Guerra e rivoluzione”. Il sistema capitalista partorisce le guerre capitaliste e conduce alla pace capitalista.

In passato l'esistenza dei paesi socialisti costringeva i paesi capitalisti a sforzarsi di regolamentare le proprie contraddizioni. I conflitti interni ai paesi capitalisti permanevano, però erano stati creati efficaci meccanismi di attenuazione dei problemi che emergevano.

Dall'altra parte, la forza dei paesi socialisti, l'esistenza di un equilibrio fra le potenze, non permetteva ai paesi capitalisti di aggredire impunemente altri paesi il cui sistema o la cui politica non coincidevano con la loro politica.

Gran parte della storia dell'Ungheria del 20° e 21° secolo è trascorsa nell’ambito del capitalismo (1900 – marzo 1919, agosto 1919 – 1948,1990 fino ad oggi). In Ungheria il sistema socialista è esistito per due volte, dal marzo fino all'agosto del 1919 e dal 1948 fino al 1990.

Negli anni del capitalismo l'Ungheria ha partecipato a due guerre mondiali e ha preso parte alle guerre contemporanee: l'aggressione contro la Jugoslavia e le guerre in Iraq e Afghanistan.

Diversamente è accaduto durante i periodi del socialismo. Nel 1919 la Repubblica Sovietica condusse la guerra per la difesa della patria contro la Cecoslovacchia capitalista, la Romania e anche contro l'Intesa. Questa fu l'unica circostanza del 20° secolo nella quale l'Ungheria, senza aiuto straniero, ha riconquistato i propri territori.

Dopo il 1948 l'esercito ungherese prese parte solamente una volta a operazioni all'estero, nel 1968 durante gli avvenimenti in Cecoslovacchia. Il socialismo creò pace per l'Ungheria, il capitalismo la trascina da una guerra all'altra.

Cosa significa guerra per i comunisti? I comunisti si oppongono alla guerra, poiché le sue conseguenze le subiscono il popolo, i lavoratori. «Le masse lavoratrici sostengono tutti i pesi delle guerre, le classi agiate approfittano delle sciagure del popolo» leggiamo nell'articolo di V. I. Lenin “Dimostrazione pacifica degli operai inglesi e tedeschi”.

L'esperienza storica del movimento operaio ungherese conferma la posizione leninista che le guerre possono e devono essere indirizzate contro la classe dei capitalisti. La classe operaia ungherese nel 1919 e nel 1945, in una situazione critica provocata dalla guerra, indicò che la via d'uscita alla crisi era solamente l'instaurazione del socialismo. Sotto questa bandiera lottò per la vittoria della rivoluzione socialista.

Perciò l'imperialismo, invece di fare guerre mondiali che conducono a scosse sociali, fa di tutto per distogliere la tensione attraverso una lunga serie di guerre minori per nascondere agli uomini la vera natura delle guerre.

Per noi è un dovere difendere la nostra valutazione marxista dagli attacchi della moderna ideologia borghese e spiegare al popolo le reali cause delle guerre. Continueremo a dire con coraggio che la I Guerra Mondiale è stata partorita dal sistema capitalista! Esattamente come le guerre contemporanee.

Il sistema capitalista non si è reso maggiormente pacifista per il fatto che oggi non si conducono guerre mondiali; in realtà le guerre sono in atto, una dopo l'altra.

Inoltre, se il sistema capitalista non riuscirà a risolvere la sua crisi, non si potrà non temere una guerra in Europa.

Noi comunisti non possiamo porre il simbolo dell'uguaglianza tra l'aggressore e la vittima dell'aggressione, non possiamo dichiarare che entrambe le parti sono in torto e che entrambe le parti devono retrocedere.

Nell'estate del 1941 i comunisti ungheresi condannarono con decisione la Germania nazista e si posero senza esitazione al fianco dell'Unione Sovietica, anche se valutarono in qualche modo diversamente Stalin e la politica interna del sistema sovietico. Il Partito Operaio Ungherese durante tutti gli anni della guerra in Jugoslavia ha condannato le operazioni belliche degli USA, della UE e della NATO, ponendosi apertamente al fianco della Jugoslavia, del governo jugoslavo, del presidente Milosevic.

Il Partito Operaio è stata l'unica forza politica ungherese a sostenere i rapporti a livello superiore con la Jugoslavia.

Non eravamo d'accordo con tutta la politica interna di Milosevic, però la Jugoslavia è stata vittima di un’aggressione e l’organizzatore della resistenza contro l'aggressione era Milosevic.

Il Partito Operaio Ungherese condannava e condanna i piani militari americani indirizzati contro la Siria. Sosteniamo il popolo siriano, la Siria e sosteniamo il presidente Bashar al Assad, perché sappiamo che rappresenta la Siria indipendente e antimperialista. Per questo gli USA fanno di tutto per rovesciarlo.

Com'è noto nel 1914 i partiti del movimento operaio non riuscirono a impedire la guerra. I socialdemocratici galleggiarono sull'onda del nazionalismo. Il movimento comunista non riuscì a impedire la guerra contro la Jugoslavia nel 1999. Perché? Per il fatto che molti cavalcarono e cavalcano l’onda del nazionalismo, rifiutano l'approccio di classe e cedono alla demagogia liberal-democratica.

Che il passato sia d'insegnamento per noi.

 

 

 

[1]          http://mandiner.hu/cikk/20130613_vilaghaboru_trianon_mennyi_mindent_vesztettunk

 

[2]          http://www.atv.hu/videok/video-

 

[3]          http://mandiner.hu/cikk/20130613_vilaghaboru_trianon_mennyi_mindent_vesztettunk

 

[4]          «Izvestiyadei Soviet dei deputati dei lavoratori dell'URSS» 19 febbraio 1947. Numero 42. L'Accordo di Pace di Parigi con l'Ungheria del 1947.

 

Commento dei rappresentanti del "Kommounistiki Epitheorisi" (KKE) nel comitato di redazione della ICR sull'articolo "La guerra imperialista, la pace imperialista: la prima guerra mondiale e il trattato del Trianon alla luce di oggi" presentato dal Partito dei Lavoratori Ungherese

Questo articolo affronta la questione delle conseguenze disastrose per il paese e per il popolo ungherese scaturite dalle ambizioni della classe borghese di rafforzare la propria posizione negli affari mondiali, partecipando alla 1° guerra mondiale come parte dell'Impero Austro-Ungarico. Tratta anche degli obiettivi attuali delle principali forze politiche borghesi dell'Ungheria, in occasione della ricorrenza della 1° guerra mondiale, che mirano a ingannare i lavoratori e giustificare storicamente le scelte di allora della classe borghese, nonostante le conseguenze catastrofiche.

Pur concordando nelle valutazioni di base di questo articolo, vorremmo richiamare l'attenzione su alcuni aspetti:

Gli autori dell'articolo asseriscono che gli Stati Uniti "mirano ad annientare totalmente il movimento comunista, assoggettare la Russia e la Cina. Vogliono imporre in tutto il mondo, attraverso una guerra di civiltà, il dominio della civiltà giudaico-cristiana. Con il pretesto della guerra al terrorismo si muovono contro tutti coloro il cui comportamento differisce da quello voluto dagli Stati Uniti."

A nostro avviso, gli Stati Uniti usano realmente argomentazioni come "il ripristino della democrazia", "la lotta contro il terrorismo" al fine di promuovere i propri interessi geopolitici. Del resto non sono soli (ci sono altre potenze che seguono questa linea, come l'UE ecc). Tuttavia, il movimento comunista non può accettare il punto di vista dello "scontro di civiltà" e della ricerca del predominio della "civiltà giudaico-cristiana" su altre civiltà, visto che lo scontro di civiltà è un costrutto ideologico diventato molto di moda dopo la pubblicazione del libro di Samuel Huntington. Questo professore di Harvard nel suo libro "Lo scontro delle civiltà e il nuovo ordine mondiale", riporta un punto di vista estremamente reazionario. Tale analisi della situazione nasconde l'elemento principale, il rapporto tra economia e politica e in questo modo cela le contraddizioni reali che governano la realtà imperialista contemporanea, sia la contraddizione principale tra capitale e lavoro, nonché le cause delle contraddizioni inter-imperialistiche, intenzionalmente nascoste non con lo scopo di imporre alcuni valori culturali, ma con lo scopo di servire la redditività dei monopoli, in lotta per le quote di mercato, le vie di trasporto, le risorse energetiche, ecc

Inoltre, non possiamo essere d'accordo con la valutazione di questo articolo che "Noi comunisti non possiamo equiparare l'aggressore con la vittima dell'aggressione. Non possiamo dire che entrambe le parti siano in torto, che entrambe le parti debbano fare concessioni". E questo perché la guerra imperialista coinvolge entrambe le parti, sia quella dell'aggressore che dell'aggredito che conducono una ingiusta guerra imperialista. Se, per esempio, la Grecia è oggetto di un attacco militare ed è coinvolta in una guerra, la classe borghese della Grecia sarà responsabile per l'attacco imperialista, perché questa guerra sarà la continuazione della sua partecipazione politica nella divisione dei mercati, delle risorse energetiche, ecc, della sua partecipazione attiva nelle alleanze e negli interventi politico-militari della NATO e dell'UE, avvenute in "tempo di pace". Di conseguenza, se una guerra è giusta o ingiusta non dipende dal fatto che sia una guerra di difesa o di attacco (in termini letterali), ma dalla linea politica da cui discende: "La domanda non è: Chi è stato il primo ad attaccare, ma: Quali sono le cause della guerra? Quali sono i suoi obiettivi? Quali classi la stanno conducendo"? (V.I. Lenin.Lettera aperta a Boris Souvarine.)

Infine, si sottolinea nell'articolo che " Sosteniamo la nazione siriana, la Siria e il presidente Bashar al-Assad, perché sappiamo che incarnano la Siria indipendente e antimperialista e che gli Stati Uniti fanno di tutto per rovesciarla". La nostra valutazione è che le cause della guerra in Siria sono più complesse. Non entriamo in merito perché lo abbiamo già fatto nel nostro articolo pubblicato in questo numero della ICR. Riteniamo che il movimento comunista deve avere una propria strategia autonoma che non deve identificarsi con la strategia dei regimi borghesi, e da questo punto di vista giudichiamo che i comunisti non possano identificarsi con il governo di Assad.


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