La concezione leninista della critica all'opportunismo e al revisionismo come componente indispensabile della lotta dei comunisti contro l'imperialismo

  • 27/06/14 20.17

Se guardiamo al movimento comunista, in un certo numero di casi possiamo osservare atteggiamenti e stati d'animo veramente infantili nelle reciproche relazioni tra I partiti. In questi casi non si tratta della “malattia infantile dell'estremismo”, ma, piuttosto, del non volere vedere o sentire qualcosa che non piace.

 

Non molto tempo fa ho letto insieme a mia nipote un ottima favola di Nikolay Nosov, "LE AVVENTURE DI NEZNAYKA E DEI SUOI AMICI". In un episodio, Neznayka decide di diventare pittore.

 

“Mentre tutti dormivano, Neznayka dipinse i ritratti dei suoi amici. Ponchik fu dipinto così grasso che non rientrava neppure tutto nel quadro, Toropyzhka con gambe lunghe e magre, con una coda canina. Dipinse Pulka a cavalcioni del suo cane Bulka, il dottor Piliulkin con un termometro al posto del naso. A Znayka disegnò orecchie d'asino. In poche parole, dipinse delle caricature. Al mattino, dopo avere scritto il nome corrispondente sotto ciascun ritratto, li appese alle pareti, come in una vera galleria d'arte. Il primo a svegliarsi fu il dottor Piliulkin. Come vide i disegni, scoppiò a ridere. Gli piacquero così tanto che indossò gli occhiali per guardarli meglio, esaminando un disegno dopo l'altro e ridendo sempre più forte. “Bravo Neznayka – disse -, non ho mai riso così tanto in vita mia!”.  Infine, vide il proprio ritratto. “Chi è costui? - chiese con voce seccata -, Sarei io? Non è possibile, non mi assomiglia affatto. Levalo subito.”.

A ognuno erano piaciute le caricature degli altri ma, non appena riconoscevano sé stessi, esigevano che il quadro fosse rimosso.

 

Possiamo osservare una simile situazione nella nostra vita adulta, di partito, con la sola differenza che qui non sitratta di caricature amichevoli, ma di reali disaccordi. Tutti criticano l'opportunismo e il revisionismo, ma non appena si chiamano in causa nomi o partiti concreti, sorgono immediatamente obiezioni del tipo: “per cortesia, non dite così, non si possono appiccicare etichette, risparmiamo le nostre critiche per la borghesia, non per noi stessi, ecc.”.

Rivolgiamoci a Lenin e vediamo quali principi seguiva nel suo lavoro teorico e pratico. 

1.       Carattere scientifico. Approccio di classe. Individuazione delle contraddizioni fondamentali per risolverle.

 

Lenin rifiutava l'uso della critica sia come strumento per accuse emotive, sia, ancora di più, come mezzo per insultare (oggi è di moda accusare non solo di defezione e opportunismo, ma anche di neotrotskismo). Lenin svelava sempre la sostanza della questione. La più chiara e precisa definizione di opportunismo può essere trovata nella sua opera “Il radicale russo è saggio col senno di poi”:«Molto spesso questa parola viene erroneamente considerata “un semplice termine ingiurioso”, senza cercare di sviscerarne il significato. L'opportunista non tradisce il suo partito, non agisce come un traditore, non ne diserta. Continua a servirlo sinceramente e gelosamente. Il suo tipico e caratteristico tratto è che si adegua allo stato d'animo del momento, è incapace di resistere a ciò che è di moda, è politicamente miope e privo di spina dorsale. Opportunismo significa sacrificare gli interessi permanenti e essenziali del partito ad interessi minori, momentanei e transitori.». 1

 

Lenin era convinto che è immorale colorare la verità2. Egli sottolineava chei marxisticonsiderano valida solo la critica esercitata dal punto di vista di una determinataclasse (grassetto di V.T., qui e nel seguito). Lenin stesso esercitava la critica sempre dal punto di vista della classe operaia, mirando sempre ad individuare e svelare le reali contraddizioni per analizzarle e risolverle. Egli dedicò particolare attenzione ai tratti tipici del comportamento degli opportunisti, specialmente alla loro riluttanza a dichiarare chiaramente le proprie posizioni: «Quando parliamo di combattere l'opportunismo, non dobbiamo mai dimenticare una caratteristica fondamentale dell'opportunismo di oggi in ogni ambito, cioè la sua vaghezza, amorfia ed elusività. Un opportunista, per la sua stessa natura, eviterà sempre di prendere una posizione chiara e decisa, cercherà sempre una via di mezzo, si divincolerà sempre come un serpente tra due punti di vista che si escludono a vicenda, cercando di “concordare” con entrambi e di ridurre le proprie divergenze d'opinione a insignificanti obiezioni, dubbi, innocenti e pii consigli e così via.». 4

 

Per dimostrare ancora una volta la natura scientifica e di classe dell'approccio di Lenin, sottolineiamo la sua chiara comprension e del fatto che le questioni basilari non sono sempre decise dal risultato di una votazione, ma spesso dal processo della lotta stessa. In diverse occasioni, Lenin non si spaventò di essere in minoranza, convinto che sarebbero state la vita e la lotta a dimostrare chi avesse ragione. «Debolezza numerica? Quando mai i rivoluzionari hanno reso le loro politiche dipendenti dal fatto di essere maggioranza o minoranza5  e aggiungeva:  «non dobbiamo avere paura di restare in minoranza» 6

 

 

2.       Specificità, oggettività e obiettivo mirato.

 

Chiunque abbia letto le opere di Lenin sa benissimo che quei principi erano caratteristici del suo stile, non la critica dell'opportunismo e della defezione in generale, in teoria, ma la lotta contro le loro manifestazioni concrete, la loro generalizzazione e le conclusioni teoriche che da quegli esempi derivavano. Lenin prediligeva espressioni dirette e semplici: «L'ostentazione di frasi altisonanti è caratteristica degli intellettuali piccolo-borghesi declassati. I proletari comunisti organizzati puniranno senz'altro questo “costume” con niente di meno della derisione e dell'esclusione da tutti I posti di responsabilità. Al popolo si deve dire l'amara verità in modo semplice, chiaro e diretto».7

 

Non sarebbe stato possibile che Lenin titolasse una sua opera “La Rivoluzione Proletaria e certi rinnegati nel nostro movimento”. No, li chiamava con il loro nome: il rinnegato Kautsky, nonostante gli evidenti  meriti di Kautsky nei confronti del movimento.

 

Dobbiamo sottolineare in modo particolare che Lenin condannava qualsiasi tentativo di ignorare l'analisi di classe della situazione. Nel suo articolo “In memoria del conte Heyden” egli condanna in modo diretto e aperto alcuni compagni per il loro elogio aclassista, dedicato al celebre estinto: «Questo non è un punto di vista comunemente umano, bensì un punto di vista comunemente servile. Lo schiavo che è cosciente della sua condizione di schiavo e lotta, è un rivoluzionario. Lo schiavo che non è cosciente della sua condizione di schiavo, ma vegeta incosciente, silenzioso, muto nella sua schiavitù, è solo uno schiavo. Lo schiavo che sbava compiaciuto descrivendo le meraviglie della schiavitù e va in estasi per la bontà e la gentilezza del suo padrone è un servo strisciante. Voi, signori Compagni, siete appunto servi striscianti... Non capite che, invece di trasformare lo schiavo in un rivoluzionario, lo state trasformando in un essere strisciante.». 8

 

Le critiche di Lenin a Plekhanov, Martov, Trotsky, Bukharin e ad alcuni altri compagni d'armi che avevano rinnegato le posizioni del proletariato non lasciano alcun dubbio che egli non esitasse a esercitare la critica in circostanze concrete e verso persone concrete. 

 

3. Orientamento positivo e approccio costruttivo.

Il criticismo di Lenin non è mai stato teso semplicemente a sconfiggere pubblicamente i suoi oppositori ideologici o i suoi avversari politici, ma allo sviluppo del movimento e allo sviluppo dell'organizzazione. Una delle sue più note affermazioni in merito alle distinzioni è ricca di significato per il riferimento al più alto obiettivo della futura unificazione: «prima che ci possiamo unificare e affinché ci possiamo unificare, dobbiamo innanzitutto tracciare ferme e definite linee di demarcazione»9.

 

L'obiettivo della critica leniniana non è la denuncia delle malattie, ma la loro cura: «un partito politico non meriterà mai alcun rispetto se non ha il coraggio di chiamare la malattia con il suo vero nome, di diagnosticarla spietatamente e di trovarne la cura»10.

 

4.Perseveranza, intransigenza, obbligatorietà e pubblicità

 

Il Bolscevismo, come tendenza politica e come partito politico, nasce nel 1903. Tutta la storia del partito di Lenin è storia della lotta contro tutte le tendenze ideologiche ostili agli interessi fondamentali della classe operaia: contro i Narodniki e gli Economisti, contro l'opportunismo nel significato generale del termine, contro gli Otzovisti, i Liquidatori, gli estremisti, i Trotzkisti e molte altre forme d'influenza dell'ideologia borghese sul movimento operaio.

 

 Nel suo libro “L'estremismo, malattia infantile del comunismo”, Lenin risponde alla domanda: lottando contro quali nemici interni al movimento operaio si è sviluppato, rafforzato e temprato il bolscevismo? «Innanzitutto e principalmente, contro l'opportunismo, che nel 1914 si era definitivamente trasformato in socialsciovinismo, schierandosi stabilmente con la borghesia, contro il proletariato. Naturalmente, questo era il principale nemico del Bolscevismo all'interno del movimento operaio e continua a rimanere il suo principale nemico su scala internazionale.». Questa affermazione di Lenin sull'opportunismo come principale nemico del movimento operaio non solo ha mantenuto tutta la sua attualità, ma è recentemente diventata ancora più importante in quanto la borghesia ha trasformato l'opportunismo da semplice mezzo di conciliazione in un'arma sotto il suo controllo che si manifesta come aperta apostasia e revisione della teoria. La necessità di una posizione intransigente nella lotta contro l'opportunismo è confermata da questa affermazione di Lenin: «la lotta contro l'imperialismo è una frase vuota e falsa se non è indissolubilmente legata alla lotta contro l'opportunismo »11.

Molto spesso, gli opportunisti del passato e del presente sostengono che ci si debba astenere dalla critica col pretesto della preoccupazione per l'unità del partito. In questo modo, hanno difeso Gorbachev, sostenendo che gli strali della critica dovessero essere diretti contro Eltsin. Adesso difendono Zyuganov e il PCFR, dicendo che la critica deve essere diretta contro Putin e così via. “Siamo tutti comunisti, abbiamo la stessa bandiera rossa, siamo tutti per il socialismo” - dicono. A questa questione, già nel 1914, Lenin diede un'esauriente risposta nel suo articolo “Unità”: «L'unità è una grande cosa e un grande slogan, ma ciò di cui ha bisogno la causa operaia è l'unità dei marxisti, non l'unità tra marxisti e avversari e deformatori del marxismo.».12

 

Dobbiamo ricordare che, quando aveva a che fare con i deformatori del marxismo, Lenin non era soltanto severo, ma crudele e spietato nell'umiliarli moralmente:

«O la dittatura della borghesia (mascherata e abbellita dalla fraseologia social-rivoluzionaria e menscevica circa il governo popolare, l'assemblea costituente, le libertà e roba simile), o la dittatura del proletariato. Chi non ha imparato questo da tutta la storia del XIX° secolo è un idiota senza speranza».13 E aggiungeva: «Solo dei farabutti o degli sciocchi possono pensare che il proletariato debba prima conquistare la maggioranza in elezioni condotte sotto il giogo della borghesia, sotto il giogo della schiavitù salariata e poi conquistare il potere. Sostituire la lotta di classe e la rivoluzione con le elezioni sotto il vecchio sistema e il vecchio potere è l'apice della stupidità o dell'ipocrisia».14

 

Lenin non esitava ad esprimere le sue opinioni non solo sui politici, ma anche sui loro partiti: «La più grande disgrazia e pericolo per l'Europa è che non vi è partito rivoluzionario. Vi sono partiti di traditori alla stregua dei vari Scheidemann, Renaudel, Hendersons, Webbs e soci e di animi servili come Kautsky, ma non c'è nessun partito rivoluzionario».15  Ora potete vedere come le nostre definizioni di certa opposizione parlamentarista siano estremamente delicate e diplomatiche rispetto a quelle che dava Lenin. 

6. Chiamare le masse proletarie a giudicare.

 

Lenin sottolineava che i bolscevichi sconfissero i menscevichi prima di tutto perché furono capaci di conquistare la maggioranza del proletariato cosciente, in grado, grazie al suo “istinto operaio”, di operare la scelta corretta che corrispondeva ai suoi interessi fondamentali: «Le masse operaie possiedono un intuito fine, che consente loro di distinguere i comunisti onesti e sinceri da coloro che suscitano il disgusto di chi si guadagna il pane col sudore della propria fronte, senza privilegi né “spinte”»16. Per questa ragione in Russia gli sforzi congiunti delle autorità e degli opportunisti hanno impedito alle masse lavoratrici di partecipare alla politica in modo organizzato.

 

7. Autocritica e riconoscimento degli errori.

 

Lenin affermava che: «Nulla può distruggerci, se non i nostri stessi errori»17. Se è così, allora l'attenzione verso questi errori, verso la loro semplice eventualità, deve essere costante e tradursi nella loro correzione: «Tutti i partiti rivoluzionari che sono periti finora, perirono perché erano diventati presuntuosi, perché non riuscivano a vedere la fonte della loro forza e temevano di discutere dei loro punti deboli. Noi, però, non periremo, perché non abbiamo paura di discutere le nostre debolezze e impareremo a superarle» 18. E' un peccato che questo consiglio di Lenin sia stato dimenticato e che noi siamo diventati presuntuosi. Il PCUS è crollato. Adesso dobbiamo porre rimedio alla situazione.

Occorre qui ricordare che Lenin era anche capace di riconoscere quando i suoi avversari avevano ragione. Ad esempio, Vladimir Ilyich affermava che, sebbene i menscevichi avessero più volte provato nei fatti di essere agenti dell'imperialismo, tuttavia ciò non significava che le loro opinioni fossero sempre state sbagliate. A volte si sarebbe potuto osservare proprio il contrario.

 

Nel 1920 Lenin scrisse che: «il Bolscevismo non avrebbe sconfitto la borghesia nel 1917-19 se prima di ciò, nel 1903-07, non avesse imparato a sconfiggere i menscevichi, cioè gli opportunisti, i riformisti, i socialsciovinisti e non li avesse espulsi senza pietà dal partito d'avanguardia del proletariato»19.

 

I comunisti di oggi, forti dell'esperienza della costruzione del socialismo in URSS e della caduta del PCUS di Gorbachev, devono trarre le necessarie conclusioni per evitare il verificarsi di tali sviluppi in futuro.

 

* Viktor Arkadievich Tiulkin è il primo segretario del CC di Partito Comunista Operaio Russo

1.   В.И.Ленин. Полн. собр. соч. Т. 14, с. 35.

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  1.    В.И.Ленин. Полн. собр. соч. Т. 1, с. 410.

http://www.marxists.org/archive/lenin/works/1894/narodniks/ch01.htm#v01pp72-340

 

  1.    В.И.Ленин. Полн. собр. соч. Т. 1, с. 466.

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  1.    В.И.Ленин. Полн. собр. соч. Т. 8, с. 392 – 393.

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  1.    В.И.Ленин. Полн. собр. соч. Т. 30, с. 266 –267.

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  1. В.И.Ленин. Полн. собр. соч. Т. 31, с. 105.

 

  1.    В.И.Ленин. Полн. собр. соч. Т. 36, с. 290 – 291.

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  1.    В.И.Ленин. Полн. собр. соч. Т. 6, с. 22.

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  1.                    В.И.Ленин. Полн. собр. соч. Т. 8, с. 305.

 

  1.                        В.И.Ленин. Полн. собр. соч. Т. 27, с. 424.

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  1.                        В.И.Ленин. Полн. собр. соч. Т. 25, с. 79.

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  1.                        В.И.Ленин. Полн. собр. соч. Т. 39, с. 158.

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  1.                        В.И.Ленин. Полн. собр. соч. Т. 39, с. 219.

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  1.                        В.И.Ленин. Полн. собр. соч. Т. 37, с. 110.

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  1.                    В.И.Ленин. Полн. собр. соч. Т. 40, с. 24.

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