I comunisti, la lotta attiva per la pace e il fronte antimperialista mondiale. Il carattere militare-bellicista dell’imperialismo

  • 03/12/14 19.41

Il 28 luglio 2014 si compiono cent’anni dall’inizio della Prima Guerra Mondiale (PGM), primo scontro bellico caratterizzato da Lenin nel prologo alle edizioni francese e tedesca della sua illuminata opera “L’Imperialismo, fase suprema del capitalismo”, come una guerra: imperialista (si trattò di una guerra per la spartizione del mondo, per una suddivisione e nuova ripartizione delle colonie, delle "sfere di influenza" del capitale finanziario, e via dicendo). Aggiungendo più avanti: «Il capitalismo si è trasformato in sistema mondiale di oppressione coloniale e di strangolamento finanziario della schiacciante maggioranza della popolazione del mondo da parte di un pugno di paesi "progrediti". E la spartizione del "bottino" ha luogo fra due o tre predoni (Inghilterra, America, Giappone) di potenza mondiale, armati da capo a piedi, che coinvolgono nella loro guerra, per la spartizione del loro bottino, il mondo intero». 

Noi marxisti-leninisti nello studiare il fenomeno della guerra, partiamo dal concetto abbozzato da Karl Marie von Clausewitz (1780-1831), nella sua celebre opera “Della guerra”, in cui concettualizzava: «La guerra non è che la continuazione della politica con altri mezzi… La guerra non è dunque solamente un atto politico, ma un vero strumento della politica, un seguito del procedimento politico, una sua continuazione con altri mezzi». A questa definizione, si aggiunge la necessità di studiare il fenomeno della guerra in stretto legame con l’epoca storica in cui questa matura e si materializza: in merito Lenin ci dice: «È impossibile comprendere una guerra senza comprendere l’epoca, e per questo bisogna determinare in ogni caso concreto il contenuto politico di ogni guerra, stabilire quale sia il carattere di classe di ogni guerra, le ragioni per cui essa è scoppiata, le classi che la sostengono, le condizioni storiche e storiche-economiche che l'hanno provocata.»

Da parte sua Engels, conclude che qualsiasi che siano le cause della guerra, la sua radice si trova nell’economia; nella sua celebre opera Anti-Dühring, dove sviluppa la Teoria della Violenza e il Potere, sottolinea che: “(…) la violenza è solo il mezzo e (...) che il fine invece è il vantaggio economico”, sottolineando che la violenza militare è in sé un atto politico. Da queste tesi, il marxismo conclude che le guerre sono il prodotto della società di classi antagoniste, si scatenano e si realizzano per gli obiettivi economici e politici di una determinata classe.

Altro aspetto rilevante elaborato da Lenin, ha che vedere con il carattere sociale della guerra, il quale, esprime gli aspetti più notevoli del suo contenuto politico, il suo orientamento sociale classista, la concordanza o no degli obiettivi politici di ogni parte belligerante con l’orientamento fondamentale del progresso sociale. Affermando che, se gli obiettivi politici della guerra si trovano nel canale del progresso sociale, ossia, partendo dall’affermazione della giustizia sociale, la liberazione dei lavoratori dall’oppressione sociale e dallo sfruttamento, questa guerra è giusta. E viceversa, se l’obiettivo è soggiogare altri popoli, conquistare terre straniere, spogliare le ricchezze di un altro paese, affermare la dominazione di una classe sfruttatrice sull’altra, questa guerra è ingiusta. Da qui rilevando l’essenza e il carattere di classe che hanno le guerre, affrontiamo il problema della sua caratterizzazione e classificazione, per cui, insistiamo, ha una importanza primordiale il fatto di determinare il suo contenuto politico, ossia, gli obiettivi politici delle parti belligeranti e le contraddizioni di classe, Stati e coalizioni che sottostanno in queste, giacché questo contenuto politico della guerra determina il ruolo progressista o reazionario nella storia dello sviluppo della società umana e da qui il suo carattere giusto o ingiusto, pensando sempre agli interessi o no delle masse lavoratrici. Da qui che Lenin concluse che la legittimità e la giustezza della guerra si può stabilire «solo dal punto di vista del proletariato socialista e della lotta per la sua emancipazione; non ammettiamo nessun altro punto di vista».  

Appoggiandosi al materialismo dialettico e storico, Lenin rivela l’interconnessione della politica dell’imperialismo e la violenza armata, mostrando che questo è lo strumento che impiega l’imperialismo per rafforzare e ampliare il dominio di classe della borghesia monopolista.

Nel rivedere queste formulazioni non sorprende la chiara preveggenza delle stesse, ogni volta che la storia recente degli USA, testimonia che l’ingerenza militare negli affari degli altri paesi si è convertita nella legge della classe dominante che regge i destini del principale centro dell’imperialismo a livello mondiale. Sulla base dei dati del libro: “La strategia nordamericana”, di E. Krippendorff (ideologo filo-imperialista), le forze armate statunitensi sono intervenute negli affari di altri Stati e popoli 161 volte tra il 1798 e il 1945, e 55 volte tra il 1945 e 1969. Dal 1969 fino agli anni ’90, gli Stati Uniti, hanno impiegato più di dieci volte le loro forze armate contro altri paesi e regimi sovrani, e la maggioranza di queste invasioni armate sono state guerre “non dichiarate”; causando in questo modo l’incremento vertiginoso che ha sofferto questo fenomeno nel trascorrere del tempo che va dalla fine del XVIII secolo fino alla fine del XX secolo.

Oggi constatiamo in modo allarmante, come l’acutizzazione della competizione capitalista nel mercato economico internazionale e le contraddizioni politiche tra i principali Stati imperialisti, la crescita della diseguaglianza nello sviluppo economico e politico, la crescente intensificazione delle contraddizioni tra i monopoli, la loro sempre maggiore fusione con lo Stato e la subordinazione di quest’ultimo ai loro interessi, conferma ogni giorno, che la politica dell’imperialismo è l’espressione concentrata dell’economia e questa integra le cause e i fattori che suscitano la guerra, che impongono ai popoli in qualsiasi parte del mondo. Nell’analizzare le attività dell’imperialismo nordamericano nel Medio Oriente, vediamo come queste sono cresciute dopo la Prima Guerra Momdiale. I monopoli statunitensi si sono impegnati nell’ottenere lì concessioni petrolifere, nonostante la forte opposizione di Inghilterra e Francia che dominavano nella regione. Come risultato di una dura lotta con i competitori inglesi, le grandi compagnie petrolifere nordamericane con il grande aiuto dell’apparato statale degli USA, poco a poco penetrarono nell’industria di estrazione del petrolio dei paesi del Medio Oriente. Tuttavia, ancora nel 1940 le imprese inglesi controllavano lì il 72% di tutte le riserve di petrolio esplorate, mentre ai nordamericani restava solo il 9.8%. Ma gli Stati Uniti sono riusciti a creare alla vigilia della Seconda Guerra Mondiale (SGM) in Medio Oriente una base per la futura espansione. Le concessioni nordamericane in Arabia Saudita costituivano il loro principale punto d’avanzata.

Parallelamente a questo sviluppo, le tendenze interventiste della politica degli Stati Uniti nel Medio Oriente, si manifestarono marcatamente dopo la fine della SGM. Durante gli anni del dopo guerra, il Medio Oriente divenne una delle priorità della politica estera nordamericana, cosa che si spiega con il fatto che, parallelamente all’espansione economica degli USA nella regione, la sua importanza strategico-militare e politica nei piani globali degli Stati Uniti è cresciuta fortemente, con importanti dispiegamenti di forze militari nella regione e le diverse modalità di guerra che attualmente si sviluppano in quella parte del mondo, con il chiaro scopo di stabilire un dispiegamento di forze capace di controllare i principali corridoi commerciali dell’ampia zona di confine che comprende e integra i territori di Russia e Cina.

Per decenni, si è andata consolidando l’alleanza tra i monopoli più importanti e il personale dell’apparato militare imperialista incorporati nella struttura statale statunitense. Questa alleanza di carattere profondamente reazionario, influisce sempre di più sulla politica dei vari Stati imperialisti e diventa sempre più aggressiva; visto il carattere del suo programma, i piani e gli obiettivi dimostrano che: 1) Il programma per raggiungere l’egemonia mondiale proclamato dal capitale monopolista degli USA, dopo la SGM ha portato a una militarizzazione mai vista nella storia statunitense, accompagnata da una corsa agli armamenti e la sottomissione di tutte le attività del paese alle esigenze della politica “da posizioni di forza”; 2) I progressi e lo sviluppo della rivoluzione scientifico-tecnica durante il XX secolo hanno trasformato la produzione militare e contribuito alla nascita di nuovi consorzi, con nuovi e poderosi rami industriali del capitale monopolistico, sostenuti da massicci investimenti, che lavorano principalmente per le necessità della guerra; e 3) L’influenza crescente e il potere reale del Segretario della Difesa nelle decisioni relative alla direzione e al carattere dello sviluppo della vita economica degli USA, è determinata dagli enunciati precedenti; ciò conferma la relazione tra l’apparato militare imperialista e i monopoli.

Già nel 1917, Lenin scriveva che gli Stati Uniti sono precipitati “interamente nel lurido, sanguinoso pantano, comune a tutta Europa, delle istituzioni di tipo burocratico-militare che tutto sottomettono a sé e tutto comprimono”. Il militarismo statunitense ha ereditato dal passato l’avidità, l’essere sempre pronto a interferire grossolanamente e senza scrupoli negli affari degli altri popoli.

Dopo la PGM, la militarizzazione degli USA ha seguito un percorso ascendente e fermo. La descrizione leninista del militarismo continua a esser valida per il militarismo statunitense che agisce “come forza militare impiegata dagli Stati capitalistici nei loro conflitti esterni”. Il carattere altamente reazionario dell’imperialismo parte dai tempi di fondazione degli Stati Uniti, come nazione, così come lo esprimerà il giornalista John L. O’Sullivan, nel 1845, nella rivista Democratic Review di New York. Nel suo articolo, O’Sullivan spiegava le ragioni della necessaria espansione degli Stati Uniti e appoggiava l’annessione del Texas. Diceva: «è per diritto del nostro destino manifesto di diffonderci e possedere l'intero continente, che la Provvidenza ci ha affidato per lo sviluppo di un grande esperimento di libertà e di autogoverno. È un diritto come quello che ha l’albero di ottenere l’aria e la terra necessari per lo sviluppo pieno delle sue capacità e la crescita che ha come destino». Poi nel 1853 il senatore “democratico” Stephen Arnold Douglas, assicurò che gli «Stati Uniti sono destinati a esercitare l’egemonia nel continente per mezzo di corazzate e cannoni». Come si sa, in quel periodo la natura espansionista degli Stati Uniti raggiunse particolare splendore nel XIX secolo con l’usurpazione di più della metà del territorio del Messico che con il trattato di Pace (imperialista) Guadalupe – Hidalgo, assicurava l’annessione di un vasto territorio di oltre 2 milioni di chilometri quadrati ubicati al nord del Rio Grande. Più tardi la vittoria nordista nella Guerra di Secessione statunitense assicurò definitivamente la preponderanza dell’ideale conservatore filo-imperialista della già prospera borghesia industriale-finanziaria, sull’ideologia arcaica e conservatrice dell’aristocrazia del sud, limitata alla produzione agricola dipendente dalla forza lavoro schiavizzata.

Per ultimo, come prova più retrograda dell’ideologia dell’imperialismo in questo periodo, prendiamo il libro, “La diplomazia”, di Henry Kissinger, quello che formula l’autore nel capitolo introduttivo intitolato Il Nuovo Ordine Mondiale  rappresenta senza dubbio una chiara espressione dell’essenza ideologica ultrareazionaria di uno dei suoi principali ideologi del XX secolo, in esso si afferma: «Quasi come per effetto di qualche legge naturale, in ogni secolo sembra sorgere un paese con il potere, la volontà e l’impeto intellettuale e morale necessari per modificare tutto il sistema internazionale, d’accordo con i propri valori»; con questa affermazione, l’autore pretende di dare un fondamento ideologico alla politica interventista e guerrafondaia dell’imperialismo nordamericano; come se si trattasse di un fatto predeterminato o in precedenza concepito da un potere sovra-terreno. Questa idea anti storica della predestinazione appoggia le tesi di vari ideologi dell’imperialismo, alle quali si aggiunge il culto della forza e il militarismo; la teoria razziale, il malthusianismo, per ascendere alla fine fino al più feroce anticomunismo; attraverso le basi concettuali ideologiche dell’imperialismo, espresse da A.T. Mahan; Moltke e Schlieffen; H. Morgenthau e A. Schlesinger; C. Woodruff, Mackinder; e N. Spykman; questi tra gli altri, basano la concezione che nel mondo esistono nazioni “civilizzate” e “sottosviluppate politicamente”. Le prime devono assumere la direzione del mondo, indipendentemente dal modo a cui devono ricorrere per conseguirlo: attraverso lo sterminio delle razze e dei popoli inferiori o la sottomissione con la forza di quelli che non riesce a sterminare. Queste tesi sono quindi quelle che continuano oggi a servire da supporto e giustificazione alle azioni che sviluppa per esempio lo stato sionista di Israele contro il popolo palestinese; o lo Stato imperialista francese contro il popolo libico o le organizzazioni mercenarie che agiscono con l’appoggio aperto dei nordamericani e le forze combinate degli Stati integrate nella NATO, contro il popolo siriano, dove attualmente si sviluppa l’aggressione imperialista sotto differenti modalità nella sua realizzazione operativa, ma con gli stessi obiettivi di spoliazione, controllo economico e territoriale che servono all’espansione dei limiti della sua politica e al consolidamento del suo potere nel medio oriente.

La strategia dello scontro indiretto, la guerra fredda, la nuova concezione corporativa-imperialista della guerra e il preteso Nuovo Ordine Mondiale Imperialista.

Analizzando il risultato finale raggiunto dalle potenze alleate durante la SGM, gli USA e l’URSS, in base gli accordi di Yalta, Posdam, Teheran, tra gli altri, concordarono una nuova divisione del mondo, lasciando stabilite le loro frontiere e limiti delle loro zone e aree geopolitiche e militari.  A partire dalla fine della SGM il 9 Maggio 1945 e fino alla caduta del muro di Berlino, la strategia politica e militare dell’imperialismo era orientata al contenimento dell’avanzata della rivoluzione proletaria, antimperialista e socialista, e la sconfitta del campo socialista. Dall’altro lato, l’obiettivo del campo socialista guidato dall’URSS, era la sconfitta dell’Imperialismo, avanzando nello sviluppo e consolidamento del modello socialista come precondizione per l’edificazione del comunismo. La forma di come finalmente si risolse la grande contesa militare della SGM, diede origine al cosiddetto mondo bipolare, nel quale per decenni tutti i conflitti regionali si spiegheranno nel contesto del confronto Est-Ovest: La Guerra Fredda, espressione di una nuova forma di scontro imperialista, determinata dall’apparizione prima della fine della SGM della bomba atomica e la possibilità di una guerra con l’impiego di questo tipo di armi di distruzione di massa (i bombardamenti atomici su Hiroshima e Nagasaki furono attacchi nucleari ordinati da Harry Truman, Presidente degli Stati Uniti. Gli stessi, furono effettuati dall’imperialismo il 6 e 9 Agosto del 1945), portò alla politica di dissuasione tra le due potenze principali, USA e l’URSS, e determinò il corso dello scontro per decenni. Oggi, solo la Repubblica Democratica di Corea impiega la dissuasione atomica come fattore che impedisce finora all’imperialismo di impossessarsi del controllo totale della strategica penisola del sud-est asiatico.

Il conflitto armato, si è convertito allora in una Strategia di Scontro Indiretto. Esempi: Iran, Guatemala, Ungheria, Corea, Cuba, Nicaragua, Repubblica Dominicana, Honduras, Vietnam, Afghanistan, Centro America, Cambogia, Laos, Cecoslovacchia, Cile, ecc.

La Strategia di Scontro Indiretto ha innescato la specializzazione di operazioni di sezioni segrete dove le forme di lotta utilizzate, raggiungono gli obiettivi di controllo completo delle società, senza aver bisogno di mobilitare eserciti per eseguire le tradizionali invasioni della fanteria della marina nordamericana, che costituivano e costituiscono “il tipo di attività di routine all’estero del Corpo dei Marines[1]. Le Operazioni Segrete, e il tipo di attività, che adesso sono classificate dentro l’ambitodelle Operazioni Militari non Propriamente di Guerra[2], sono state utilizzate in Iran e Guatemala negli anni ’50, in Cile nel 1973, per citare solo alcuni casi. Queste attività non propriamente di guerra, sono costituite dall’uso sistematico della guerra psicologica, in tutte le sue forme. La violenza e il dispiegamento di agenti per portare la destabilizzazione nel paese, per l’appoggio e la formazione di effettivi delle organizzazioni filo-imperialiste del paese obiettivo.

La costruzione di realtà favorevoli alla destabilizzazione – utilizzando le imprese private per l’informazione di carattere di massa (televisione, stampa, radio, internet, ecc.) con l’obiettivo di disinformare, confondere, stigmatizzare e installare dentro la soggettività delle masse meccanismi di esacerbazione per ottenere esplosioni sociali insurrezionali – costituiscono uno degli assi fondamentali di questo tipo o modalità imperialista di scontro. Altro componente che accompagna queste operazioni è l’applicazione di azioni militari eseguite da mercenari o paramilitari come successo l’11 Aprile del 2002 durante il colpo di Stato contro la Rivoluzione Bolivariana e conquistare il potere attraverso la via armata utilizzando la popolazione civile e componenti dell’esercito. All’interno di queste attività, non propriamente di guerra, con lo stesso obiettivo si utilizza il finanziamento di organizzazioni politiche filo-imperialiste, ONG, per partecipare alle elezioni e attraverso la via elettorale, prendere il controllo delle società. In entrambi i casi, questi obiettivi potrebbero essere raggiunti solo con un esercito, che si utilizzerebbe nel caso di fallimento degli altri metodi che comprendono le Operazioni Militari non Propriamente di Guerra.

Questo ridisegno operativo per l’aggressione di popoli e governi ha prodotto alla lunga la distruzione dei paesi del cosiddetto blocco socialista. L’Unione Sovietica è stata in questo modo sconfitta nella Guerra Fredda. Questa sconfitta, dell’URSS e del campo socialista, ha lasciato l’imperialismo nordamericano senza giustificazione per continuare la politica di aggressione e in questo modo contenere e sconfiggere i processi rivoluzionari nelle sue aree d’influenza. La strategia di confronto indiretto, che era stata disegnata nel quadro della bipolarità, dove esisteva una minaccia reale di conflitto bellico con la potenza di un potere di distruzione di massa, è decaduta senza effetto, ma la forza militare con caratteristiche globali dell’imperialismo nordamericano, e i suoi comandi operazionali e basi regionali dispiegate nel mondo rimasero intatte. Ma la cosa più importante per lo Stato Corporativo Imperialista nordamericano, sono i bilanci militari che erano in ascesa crescente per coprire i contratti del complesso militare industriale, delle multinazionali produttrici di armi e del resto di tutta la complessa rete di produzione, educazione e addestramento delle truppe.

Tutta questa intricata impalcatura militare-corporativa rimase senza la giustificazione necessaria per continuare con lo sviluppo dei bilanci annuali. Dall’altro lato, sconfitta l’Unione Sovietica e smembrato il Blocco Socialista, i piani d’avanzamento del Capitale Monopolista Finanziario Internazionale verso l’Asia e i paesi che facevano parte del Blocco Socialista, obbligò gli Stati Corporativi Imperialisti a elaborare una politica estera in accordo con le mete di espansione del Grande Capitale Monopolista Internazionale, all’interno del processo di Globalizzazione Neoliberista che era già cominciato. Si tratta adesso di concretizzare lo sfruttamento dei popoli del mondo e la spoliazione delle loro materie prime, energia, acqua e biodiversità, senza un nemico che possa contenere la sua espansione. Si tratta dell’offensiva finale dell’imperialismo, per imporre al mondo il governo delle Corporation Imperialiste e sottomettere i popoli su scala planetaria a una nuova forma di schiavitù.

La nuova concezione strategica della guerra, basata nelle presunte minacce alla sicurezza nazionale, è diretta ai paesi del Sud, neocoloniali e dipendenti dall’economia imperialista. In questo modo, lo Stato Corporativo Imperialista Nordamericano protegge i profitti del Complesso Militare Industriale e la salute stessa dell’economia nordamericana nel lungo periodo di recessione economica. La nuova politica militare di aggressione post guerra fredda cerca di proteggere gli interessi dello Stato Corporativo Imperialista e i profitti del Grande Capitale Monopolista Internazionale, che rappresenta e consolida l’egemonia militare nordamericana, base della politica internazionale nell’attuale periodo.

È da qui che nell’ultimo decennio l’imperialismo va operando cambiamenti nelle forme di conduzione dei conflitti armati e guerre. Dall’analisi di queste, si constata il fatto che al fianco degli eserciti statali sorgono sempre più compagnie militari private (CMP), compagnie di sicurezza private (CSP), organizzazioni paramilitari, eserciti privati e mercenari come nuovi attori di guerra. Questi nuovi attori o imprese private sviluppano lavori nelle aree di reclutamento di personale qualificato per offrirlo al servizio delle missioni belliche, in consulenza militare, lavori di riconoscimento e intelligence e formazione militare. L’espansione crescente di questo affare mondiale raggiunge oggi, secondo stime, circa 200 miliardi di dollari annuali. L’Iraq è oggi l’esempio più avanzato di privatizzazione della guerra con 180.000 contrattisti che lavorano in compiti di guerra o di sicurezza.

Con questa forma si “sfuma” la partecipazione degli stati alle guerre, perde importanza l’ONU e il diritto internazionale. Si tratta di affari e leggi extraterritoriali. Si indeboliscono i fattori di regolazione della guerra, le responsabilità di governi e nazioni. In casi estremi partecipano gli eserciti filo-imperialisti (NATO) con il consenso dell’ONU per forzare la “pace” e soggiogare i popoli con la legittimità internazionale.

Tra il 1994 e 2004, solamente il governo degli Stati Uniti ha firmato più di 3.000 contratti con CMP per servizi alle sue truppe in missioni all’estero. Nel 2003 il Pentagono ha stimato che, dei 87 miliardi di dollari per la guerra in Iraq, 30 milioni erano destinati al pagamento delle CMP. Per cui quello stesso anno molti dei sistemi di armamento altamente sviluppati delle navi da guerra nel Golfo sono stati gestiti da specialisti di 4 CMP differenti, così come anche i sistemi di armi dei veicoli aerei senza pilota Predator, dei Global Hawks e degli aerei da bombardamento B-2 Stealth. In Iraq sono gli impiegati delle CMP coloro che realizzano i lavori di pattuglia, vigilanza di edifici e infrastruttura, così come servizi di scorta e sicurezza per personalità irachene e statunitensi. Questi corpi d’élite sono formati tra gli altri, da mercenari sudafricani provenienti per la maggioranza dai servizi di sicurezza e unità speciali dell’esercito dell’ex regime dell’apartheid (Battaglione 32, Vlakplaas e Koevoet).  

Attualmente il Dipartimento della Difesa è il principale contrattista di mercenari, per cui la nuova concezione dottrinale della guerra è definita come decentralizzata, ponendo l’enfasi nell’utilizzo delle forze militari non statali, o paramilitari; con questo la guerra è passata a costruire un gigantesco universo di affari in espansione.

Tra le CMP che si evidenziano per la loro partecipazione in guerre imperialiste e conflitti armati promossi da questo Dipartimento, sottolineiamo le seguenti: Blackwater USA, fondata nel 1997 da Erik Prince, ex ufficiale della Navy Seals, che recluta il suo personale tra i vari corpi di forze speciali, vale a dire: Navy Seals, Army Rangers e Delta Force. In Colombia, con la sussidiaria ID Systems Blackwater opera con attività di reclutamento per la guerra in Iraq. Erinys International, fondata da Alastier Morrison, un ex ufficiale britannico che conta su un piccolo esercito privato di 1.500 sudafricani, mantiene uffici a Midrand (Sudafrica) e Dubai; Gran Bretagna e Bagdad, ha ottenuto un contratto di 39.5 milioni di dollari per l’addestramento di forze di sicurezza irachene per vigilare sugli oleodotti di questo paese; compito che inoltre realizza in Colombia per la British Petroleum (BP), così come per altre imprese in Angola, nel delta del Niger. Triple Canopy, attualmente con operazioni in El Salvador, Perù, Cile e Honduras, dirette al reclutamento di personale qualificato per la guerra nel Medio Oriente. Red Táctica Consulting Group, con operazioni in Cile e la Neskowin, diretta da José Miguel Pizarro, un ex ufficiale dell’esercito di Pinochet, per la selezione e reclutamento di personale con preparazione militare per esser contrattato per la guerra in Iraq. Your Solutions, 3D Global Solutions e Gesegur SAC (Gestione di Sicurezza Società Anonima Privata), con operazioni di selezione e reclutamento di personale in Perù e Honduras. EPI & Security, con operazioni in Ecuador, attraverso il cittadino nordamericano Jeffrey Shippy, che era di stanza nella Base Militare che gli USA avevano a Manta, Ecuador fino al 2009. TESS e Inveco International Corporation, con operazioni in Brasile con propositi simili e la Crawford & Company, comandata da Jeffrey Bowman, con sede madre ad Atlanta (USA) e basi operative in Cile, Bolivia, Perù e Colombia, per lo sviluppo di attività segrete agli ordini della CIA per promuovere operazioni di bassa intensità contro governi considerati ostili. Sotto l’espansione di questa nuova attività altamente lucrativa, si vanno aggiungendo e preparando contingenti complessi di ex militari ed ex poliziotti provenienti dai paesi latinoamericani, che nel passato hanno ricevuto addestramento e istruzione da parte del Comando Sud degli USA, in metodi criminali di contro-insurrezione. Tutto questo personale ingrossa le basi di dati dei CMP che operano per contrattazione con il Pentagono e costituiscono potenzialmente un “piccolo” ma molto ben addestrato esercito controrivoluzionario, pronto a operare in qualsiasi parte del mondo quando il loro padrone lo richieda, con ampia garanzia di protezione che assicurano l’impunità dei loro atti; in tal senso già nel Febbraio del 2006 Donald Rumsfeld aveva classificato le CMP come parte dell’apparato militare degli USA, sottraendoli in questo modo alla giustizia civile. Allo stesso modo il governatore dell’Iraq, Paul Bremer (imposto dagli USA, dopo l’invasione), ha firmato un decreto che assegna alle CMP e CSP immunità di fronte alla giustizia irachena.

Un caso che non possiamo dimenticare di trattare in questo lavoro, è quello che si riferisce alle operazioni che porta avanti l’imperialismo in Colombia, sua principale enclave geostrategica nella regione, dirette non solo a contrastare lo sviluppo del movimento popolare e insurrezionale del popolo colombiano, ma a garantire prontamente il controllo di un vasto territorio che gli permetta di consolidare la sua egemonia politica e militare nella regione. Solo per darci un’idea della dimensione che hanno le Corporation Militari Private che agiscono in Colombia, offriamo i dati di un report che nel 2007 il Dipartimento di Stato degli USA, ha pubblicato su sollecitazione del Congresso di questo paese, nel quale si enumerano tutte le CMP sotto contratto del governo nordamericano per la realizzazione di lavori in Colombia nel corso del 2006. Secondo questa lista, il governo nordamericano ha assegnato alle CMP un totale di 309.6 milioni di dollari, distribuiti in 25 Corporation Militari Private (CMP); dove ha un ruolo primario la DynCorp, dedicata a lavori di “fumigazione” delle colture di droga, raccolta d’intelligence con mezzi aerei e appoggio logistico a operazioni militari coperte, con una base che supera i 30.000 “impiegati”, agisce sia in Iraq che in Colombia; e la Northrop Grumman, che si dedica all’operatività di stazioni radar per il controllo dello spazio aereo e prestazione di servizi militari e d’intelligence nell’ambito delle telecomunicazioni.

La ricomposizione e dispiego di forze militari è andata a modificarsi a partire dalla sconfitta dell’URSS e la disintegrazione del cosiddetto blocco socialista, che non solo ha accelerato il processo di concentrazione di capitali, ma ha determinato una nuova dinamica nell’attività dei monopoli a livello mondiale, con la nascita di nuovi mercati, aree d’investimento ed espansione degli stessi; in questo modo lo sfruttamento dei popoli ha acquisito livelli globali per un pugno di multinazionali. La contraddizione fondamentale della relazione capitalista tra capitale e lavoro, che era limitata alle frontiere dei paesi capitalisti, dopo la sua trasformazione in imperialismo, come ha indicato Lenin, l’Investimento Diretto all’Estero ha assunto un’importanza crescente nell’economia mondiale, promossa dal Capitale Monopolista Finanziario Internazionale. Le fusioni, acquisizioni e reinvestimento nei paesi neocoloniali e dipendenti, così come le economie in transizione al capitalismo, hanno prodotto un flusso di introiti crescenti verso le multinazionali che hanno le loro sedi nei paesi imperialisti. Si è globalizzato e approfondito lo sfruttamento e ha preso la forma di super-sfruttamento della manodopera, attraverso le maquilas [“Le maquilas o maquiladoras sono stabilimenti industriali posseduti o controllati da soggetti stranieri, in cui avvengono trasformazioni o assemblaggi di componenti temporaneamente esportati da paesi maggiormente industrializzati in un regime di duty free ed esenzione fiscale. I prodotti assemblati o trasformati dovranno successivamente essere esportati all'estero. Questo fenomeno è caratteristico tra il Messico e gli Stati Uniti”. da Wikipedia, NdT]. Questa espansione dell’imperialismo sta generando lo scontro globale tra il capitale e il lavoro. L’epoca attuale continua a essere, in forma più nitida, l’espressione dell’era della rivoluzione proletaria, della rivoluzione socialista, che è stata messa in evidenza da Lenin, ai principi del secolo passato. In conseguenza si incrementano i conflitti e le guerre d’aggressione dell’imperialismo, guidato dallo Stato Corporativo Imperialista degli Stati Uniti, paese che ha raggiunto lo sviluppo di un potere militare senza precedenti nella storia dell’umanità. Al Grande Capitale Monopolista Internazionale nelle aree finanziaria, commerciale, tecnologica e militare, si unisce una grande Rete Globale Militare (RGM) che si materializza nei differenti comandi: Comando Nord, USNORTHCOM, nella sue sigle in inglese, Comando Centrale, USCENTCOM, Comando Europeo, USEUCOM, Comando del Pacifico, SPACOM, Comando Sud, USSOUTHCOM, e di più recente data (2004), la creazione del comando per l’Africa.

Questa organizzazione dell’esercito nordamericano, si è rafforzata come conseguenza della sconfitta sofferta nella Guerra Fredda dall’Unione Sovietica. Questa mappa del globo ci mostra quelle che essi chiamano Aree di Responsabilità, che coprono tutta la terra. Gli USA hanno ubicato le loro flotte in regioni mai pensate, come per esempio: nel Golfo Persico. La Flotta del Comando Centrale, USCENTCOM, che possiede armamento nucleare e serve da piattaforma di protezione delle forze nella guerra d’aggressione imperialista contro i popoli di Afghanistan e Iraq. Tutta questa ricomposizione della politica militare nordamericana diretta ad approfondire l’aggressione dei popoli del mondo, ha avuto inizio nel 1989, con la sconfitta dell’URSS, l’invasione di Panama e la prima guerra d’aggressione contro il popolo dell’Iraq e seguono a queste una lista crescente di guerre e conflitti, il cui dinamismo ha una accelerata a partire dal controverso attacco alle Torri Gemelle, l’11 settembre 2001 e la dichiarazione di guerra al terrorismo su scala mondiale.

Attualmente possiamo affermare che con la sconfitta dell’URSS le guerre e i conflitti armati si sono globalizzati senza grandi limitazioni. Sono passati dalle Guerre tra Stati imperialisti, alla lotta tra le Corporation Multinazionali rappresentate dagli Stati Corporativi Imperialisti, e i popoli degli stati neocoloniali e dipendenti. In generale la guerra della spoliazione dei popoli del cosiddetto terzo mondo delle sue materie prime, energia, acqua e biodiversità, necessarie per l’accumulazione capitalista su scala globale, si fa ogni giorno sempre più violenta e spietata. La lotta furiosa per la conquista di territori, materie prime e zone d’influenza tra i distinti gruppi di capitalisti, che si esprimevano nell’epoca delle Guerre Mondiali tra gli Stati Imperialisti, si è trasformata dopo la sconfitta dell’URSS. Le fusioni delle Grandi Corporation Imperialiste, l’OMC e gli altri trattati commerciali come quelli del Libero Commercio, hanno eliminato le guerre tra gli Stati Corporativi Imperialisti. Ma allo stesso tempo, la ricomposizione del potere ha alterato la bilancia del potere mondiale. È qui dove scrive la Lotta di Classe Internazionale e da qui il carattere e la necessità dell’organizzazione internazionale della classe operaia, i lavoratori e popoli del mondo, per poter affrontare nei prossimi anni gli assalti brutali del Sistema Imperialista su scala mondiale.

I comunisti, la lotta attiva per la pace e il fronte antimperialista mondiale.

Per i comunisti la soluzione dei problemi associati alla guerra e la pace presuppongono in primo luogo una comprensione profonda degli antecedenti, origini e essenza di questi fenomeni. Bisogna dire che sia la guerra, come la pace, hanno prima di tutto una natura di classe, pertanto non tutte le guerre sono un male assoluto, né tutta la pace è un bene per tutti. Considerando l’analisi di classe delle guerre, Lenin dice chiaramente che le guerre imperialiste sono ingiuste, ma che anche la pace imperialista lo è, giacché questa pretende di stabilire il dominio universale dell’imperialismo, sostituendo l’ordine esistente in altri paesi con il modello nordamericano, democrazia rappresentativa borghese e libero mercato, sviluppo delle relazioni internazionali subordinate ai suoi interessi, assicurandosi il diritto di intervenire negli affari interni di altri paesi. Realizzare repressioni militari contro paesi che considerano ostili ai suoi interessi e stabilire le cosiddette zone di interessi vitali alla sicurezza nazionale degli USA. Come controparte di questa caratteristica classista della guerra e della pace ingiusta, Lenin precisa che l’unica guerra giusta e quella liberatrice, è quella che stabilisce una pace basata sulla giustizia, veramente democratica e che assicura il progresso storico della società, sulla base dell’emancipazione dell’uomo dallo sfruttamento del giogo del capitale, così come la sua prosperità economica e spirituale.

Analizzando la guerra e la pace dal punto di vista del marxismo-leninismo, non solo dobbiamo considerare il carattere classista, ma anche quello storico. La guerra è un fenomeno che corrisponde a una tappa determinata della storia umana; quindi dobbiamo tenere conto che attualmente le concezioni leniniste sulla guerra e sulla pace sono valide, salvo che non si tratti di una guerra mondiale nella quale si colloca l’umanità davanti al rischio dell’uso delle armi nucleari, il cui utilizzo presuppone la sparizione stessa della vita sulla terra. Dice Lenin, «La fine delle guerre, la pace fra i popoli, la fine delle rapine e delle violenze: proprio questo è il nostro ideale…». Il cammino verso questo ideale è complesso e contradditorio, ma le forze sociali avanzate, alla cui avanguardia si trovano i comunisti, guardano con sicurezza e ottimismo al futuro e fanno tutto il necessario per raggiungerlo.

In questa lotta noi comunisti, coerenti con i principi dell’internazionalismo proletario, siamo per la massima coesione delle forze rivoluzionarie a livello mondiale. Noi comunisti non cerchiamo l’unità astratta delle forze rivoluzionarie, ossia l’unità in nome dell’unità, ma l’unità in nome di un obiettivo concreto e questo è la lotta contro l’imperialismo e questo in ragione al fatto che l’imperialismo è oggi il nemico principale della pace e il progresso nazionale e sociale, per cui costituisce nella presente tappa il nemico principale del movimento comunista, progressista e democratico a livello mondiale. E questo è così, perché i partiti comunisti costituiscono il contingente meglio preparato, più cosciente e attrezzato con l’unica teoria scientifica dello sviluppo sociale, del fronte antimperialista. Quindi solo il movimento comunista internazionale è la forza capace di formulare nella maniera più completa e multiforme il programma della lotta antimperialista nel periodo attuale.

 

[1]“Small War” Manuale del Corpo di Fanteria della Marina. Pag. 10

 

[2]Chairman of the Joint Chieft of Staff, Joint Publication 3 – 07, Joint Doctrine for Military Operations Other Than War. . mil/doctrine/jpoperationsseriespubs.htm; Internet.

Commento dei rappresentanti del "Kommounistiki Epitheorisi" (KKE) nel comitato di redazione della ICR sull'articolo "I comunisti, la lotta attiva per la pace e il fronte antimperialista mondiale. Il carattere militare-bellicista dell'imperialismo" del Partito Comunista del Venezuela

In questo articolo si tenta un approccio teorico sulla guerra, sulle cause da cui scaturisce, sul tema della giustizia internazionale e della pace imperialista. Tuttavia riteniamo che alcune questioni importanti non siano trattate in modo completo e non possiamo quindi concordare con esse. Intendiamo focalizzare l'attenzione sugli aspetti più salienti.

A nostro avviso, la principale debolezza di questo articolo è nell'analisi della realtà contemporanea, che conferisce un ruolo speciale agli Stati Uniti, nei suoi interventi imperialisti, minimizzando gli interventi di altre potenze (Gran Bretagna, Francia), nonché il ruolo delle potenze emergenti nel sistema capitalistico mondiale (Cina, Russia, Brasile, India). Naturalmente, gli Stati Uniti, nonostante la riduzione della loro quota del PIL mondiale, restano la maggiore potenza imperialista in termini politici, militari ed economici; tuttavia non dobbiamo trascurare il ruolo e l'attività delle altre potenze imperialiste.

Inoltre crediamo che la distinzione tracciata nell'articolo tra "stati imperialisti monopolisti" (che anche qui in sostanza identificano gli Stati Uniti) e "i paesi del Sud", presentati come "paesi neo-coloniali e dipendenti" nell'economia imperialista, non sia valida. Questo perché il ruolo dei monopoli oggi è dominante anche nei paesi capitalistici più arretrati del mondo. Da questo punto di vista, la distinzione tra "stati capitalisti monopolistici "e quelli "neo-coloniali" è sbagliata e rischia di occultare che anche nella nostra epoca, l'epoca del capitalismo monopolistico, vale a dire l'imperialismo, la contraddizione fondante sia tra capitale e lavoro. Questa contraddizione è dominante nei paesi capitalisti più sviluppati e potenti ma anche nei paesi capitalisti che si trovano in una posizione più bassa e intermedia nella "catena" imperialista degli stati capitalisti.

Naturalmente, possono esistere, e di fatto esistono, contraddizioni tra gli stati capitalisti. Queste sono descritte da Lenin nell'"Imperialismo" come una delle 5 caratteristiche fondamentali dell'imperialismo, e sono collegate alla lotta per la spartizione dei territori, dei mercati e delle materie prime, ecc. Non possiamo separare i riferimenti di Lenin alle colonie dalla realtà storica che viveva. In quei tempi ¾ dei territori del nostro pianeta erano colonie a tutti gli effetti. E non possiamo astrarci dalla realtà di oggi, per esempio che decine di stati capitalisti che emersero, con il contributo dell'URSS e del movimento comunista, spesso attraverso dure lotte di liberazione nazionale, abbiano creato nuove condizioni rispetto a quelle che Lenin aveva osservato ai suoi tempi. La realtà è che tutti gli stati capitalisti oggi sono intrappolati in un sistema capitalistico mondiale, governato da relazioni disuguali di interdipendenza. Dal momento in cui prevalgono in un paese rapporti capitalistici di produzione, tale paese assume un posto all'interno del sistema capitalistico mondiale. Tutti gli stati del capitalismo monopolistico sono maturi per la transizione al socialismo, e le relazioni ineguali, lo sviluppo diseguale non cambiano questa necessità. In conclusione, la lotta della classe operaia e degli altri strati popolari contro l'imperialismo dovrebbe essere intesa come lotta per rovesciare il dominio del capitale. Non dobbiamo separare artificiosamente la lotta antimperialista, la lotta contro le organizzazioni e i piani imperialisti, dalla lotta anticapitalista, dalla lotta per il rovesciamento dei rapporti di produzione capitalistici, dal capitalismo. Infatti parliamo di capitalismo nella sua più alta e ultima fase, l'imperialismo.

Inoltre, non siamo d'accordo con la valutazione contenuta nell'articolo riguardante la sconfitta del socialismo in URSS. Naturalmente, il confronto ("La Guerra Fredda") contro il mondo capitalista ha avuto un ruolo di primo piano. Tuttavia, a nostro parere, le principali cause del rovesciamento del socialismo sono riconducibili a fattori interni. Sono stati commessi errori esiziali nell'economia, nella linea politica e nella strategia internazionale del movimento comunista a causa della linea politica che ha prevalso in particolare dopo il 20° Congresso del PCUS. Non c'è lo spazio in questa sede per approfondire ulteriormente l'argomento, ma questi temi sono stati analizzati nel dettaglio nella Risoluzione specifica del 18° Congresso del KKE.

Infine, non possiamo concordare con la valutazione dell'autore dell'articolo che dopo la 2° guerra mondiale "gli USA e l’URSS, in base gli accordi di Yalta, Posdam, Teheran, tra gli altri, concordarono una nuova divisione del mondo, lasciando stabilite le loro frontiere e limiti delle loro zone e aree geopolitiche e militari". Questa è una visione rigurgitata da quasi tutti gli approcci storici borghesi e opportunisti dominanti. Non è corroborata da documenti storici. In particolare, per quanto riguarda il nostro paese, il KKE sta compiendo grandi sforzi per trarre conclusioni dalla sua storia e tratta con particolare attenzione questa specifica accusa anti-sovietica. Queste affermazioni non trovano fondamento in documenti storici, ma solo nelle affermazioni di Churchill. E' qui rilevante osservare che gli accordi di base che integravano la Grecia nella zona di attività delle forze britanniche, come abbiamo già avuto modo di segnalare, pre-esistevano dal 1943 (integrazione di ELAS nel Comando del Medio Oriente) e furono completati nel settembre 1944 (Caserta), vale a dire prima degli accordi menzionati nell'articolo. E, come abbiamo valutato, trovano origine nell'incapacità della direzione del KKE di collegare con successo i compiti della lotta di liberazione nazionale con la lotta per rovesciare il potere del capitale.

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