Editoriale per il 5° numero della «Rivista Comunista Internazionale»

  • 04/11/14 18.45

Caro Lettore,

nel 5° numero della Rivista Comunista Internazionale viene affrontato il tema: «La guerra imperialista e la posizione dei Comunisti». E' un tema molto importante e attuale, poiché consente di studiare l'esperienza storica e recente, di trarre conclusioni sulle guerre imperialiste e fornisce alla classe operaia, ai ceti popolari, alla gioventù e ai comunisti i necessari insegnamenti per condurre la lotta.  

L'esperienza della Prima e della Seconda Guerra Mondiale e quella delle decine di conflitti armati che hanno portato via milioni di vite, hanno reso invalidi milioni di lavoratori e hanno distrutto enormi risorse materiali, dimostrano che le guerre imperialiste non sono un fenomeno casuale, ma sono il risultato di concrete circostanze, condizioni e cause storicamente determinate.     

I rappresentanti della borghesia, liberali, socialdemocratici e opportunisti di vario genere, individuano le cause delle guerre imperialiste nella conduzione di politiche sbagliate, nel fattore umano o, nel migliore dei casi, nella concorrenza tra stati.    

Essi passano sotto silenzio la questione principale. Tacciono sul carattere di classe della guerra, sulle vere cause del suo scatenamento, sulle classi che la conducono, sulle cause storiche e storico-economiche che la provocano.   

In sostanza, nascondono che la sorgente delle guerre è il capitalismo, il quale, nella sua fase suprema ed ultima, quella imperialista, diventa sempre più pericoloso. 

Nel 2014 ricorreva il 100° anniversario dello scoppio della Prima Guerra Mondiale, la «Guerra Europea», nella quale furono coinvolti i «civilizzati» stati dell'Europa, lasciando sul Vecchio Continente milioni di tombe e di destini distrutti. Questo primo, grandioso scontro fu il risultato dell'inasprimento delle contraddizioni tra le grandi potenze di quel periodo e della lotta tra loro per la conquista di nuovi mercati e maggiori risorse naturali e per la redistribuzione dei mercati esistenti.  

Contemporaneamente, la borghesia, con l'aiuto dell'opportunismo, usava la guerra per avvelenare la coscienza della classe operaia con il veleno del nazionalismo e dello sciovinismo.

Lenin, descrivendo la Prima Guerra Mondiale, ci ha dato insostituibili strumenti metodologici, indispensabili per l'analisi sia degli avvenimenti storici di allora, che della situazione attuale. 

«La guerra non è generata dalla malvagia volontà dei pescecani capitalisti, benché essa indubbiamente si combatta solo nel loro interesse e arricchisca solo loro. La guerra è generata da cinquant'anni di sviluppo del capitale mondiale, dai miliardi dei suoi fili e legami.

Non si può uscire dalla guerra imperialista, non è possibile ottenere una pace democratica, non imposta dalla violenza, senza abbattere il potere del capitale, senza il passaggio del potere statuale ad un'altra classe, al proletariato»[1].

Utilizzando la nota affermazione di Von Clausewitz «la guerra è la continuazione della politica con altri mezzi», Lenin intendeva mostrare nelle sue opere come la guerra sia legata alle concrete condizioni economico-sociali e storiche, aggiungendo che la guerra è il legame «con la politica ad essa precedente di ogni paese, di ogni classe che, prima della guerra, esercitava il proprio dominio e perseguiva i propri fini con mezzi cosiddetti “pacifici”».[2] 

21 anni dopo la fine della Prima Guerra Mondiale e la firma degli accordi per la spartizione di terre e mercati, scoppiava la Seconda Guerra Mondiale. Nel 2014 ricorrevano i 75 anni dallo scoppio della più sanguinosa guerra, risultato dell'acutizzazione delle contraddizioni interimperialistiche e della crisi economica mondile del 1929-1933 che, nonostante la breve ripresa dell'economia negli anni '30, non era ancora superata. La guerra, come via d'uscita dalla crisi, costituiva un mezzo per la spartizione territoriale tra le potenze imperialiste di allora, ma prima di tutto aveva lo scopo di distruggere il primo stato socialista al mondo, l'URSS e di rovesciare il socialismo per restaurare l'anello perso nella catena dell'imperialismo.

   La macchina bellica della Germania veniva rafforzata con il sostegno dei grandi gruppi monopolistici, ivi compresi i monopoli degli USA e degli altri paesi capitalistici, mentre le più forti potenze imperialiste elaboravano piani per schiacciare l'Unione Sovietica.

Lo stato operaio, socialista, il popolo sovietico e i popoli di altri paesi, con i comunisti all'avanguardia della lotta, hanno sconfitto quei piani. Il ruolo dell'Unione Sovietica nella vittoria popolare sulla Germania fascista nella Seconda Guerra Mondiale fu decisivo. L'Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche (URSS) sconfisse duramente gli eserciti della Germania e dei suoi alleati che avevano invaso il suo territorio, liberando così diversi paesi europei dagli invasori fascisti tedeschi. Oltre 20 milioni di cittadini sovietici diedero la propria vita per difendere la Patria socialista, altri 10 milioni furono gravemente feriti e rimasero invalidi, il paese subì un enorme danno materiale.

Le vittorie dell'Armata Rossa contribuirono significativamente allo sviluppo del movimento antifascista e di liberazione nazionale, la cui forza dirigente erano i partiti comunisti. Con il contributo determinante dell'URSS, la lotta antifascista nei paesi dell'Europa Centrale e Orientale si fuse con la lotta per il rovesciamento del potere borghese.

Caro lettore,

lo studio della storia delle precedenti guerre imperialiste permette di valutare la situazione attuale, in un momento in cui si acutizzano le contraddizioni interimperialiste nella lotta per il controllo delle risorse naturali e delle rotte del loro trasporto, per la conquista di maggiori quote di mercato.In condizioni di crisi capitalistica, l'imperialismo diventa ancora più aggressivo. 

 Negli ultimi anni, USA, NATO e UE hanno scatenato guerre in Jugoslavia, Afghanistan, Iraq, Siria, Libia. Attualmente sono aperti focolai di guerra in Ucraina, Palestina, Iraq, Siria. Nubi di guerra si addensano su nuove regioni, come il Sud-est asiatico e persino l'Artide, cresce il rischio reale di un conflitto bellico globale.Le recenti decisioni del summit dell'organizzazione imperialista NATO in Galles mostrano la sua intenzione di intensificare le attività militari in Europa e in ogni angolo del pianeta, sulla cui mappa siano stati segnati gli interessi dei monopoli europei e americani.

 Gli eventi stessi ci pongono di fronte alla questione della nostra posizione in rapporto ai processi in atto. I Comunisti sono contro le guerre imperialiste, le condannano e lottano per eliminarne le cause. 

Essi lottano per l'abbattimento del capitalismo e la costruzione del socialismo, per l'abolizione dello sfruttamento dell'uomo sull'uomo, per l'eliminazione delle cause della guerra.

Lenin sottolineava: «Noi non possiamo, quindi, negare la possibilità di guerre rivoluzionarie, cioè di guerre che scaturiscono dalla lotta di classe, sono combattute da classi rivoluzionarie e hanno un diretto e immediato significato rivoluzionario»[3].

Questo processo di preparazione alla rivoluzione socialista deve illuminare il cammino di lotta dei comunisti. E' necessaria una lotta ideologica e politica autonoma in contrapposizione alla borghesia per armare la classe operaia e il popolo della capacità di comprendere come non restare invischiati nei piani del dominio borghese, nei piani di questa o quella parte della classe borghese, di questa o quella organizzazione imperialista.   

In queste difficili condizioni si verifica l'orientamento politico dei partiti comunisti e si conferma l'importanza della strategia rivoluzionaria e del suo recepimento da parte della classe operaia e dei ceti popolari. Si devono altresì tenere in considerazione le conclusioni che Lenin trae dalla Prima Guerra Mondiale, al fine di evitare risoluzioni politiche come quelle che portarono la II Internazionale al fallimento.

Negli articoli di questo numero si intende approfondire l'esame degli aspetti di acutizzazione delle contraddizioni interimperialistiche in diverse regioni e del rischio di guerra, utilizzando l'approccio storico allo studio delle precedenti guerre. Vengono messi in luce la responsabilità e il nesso tra imperialismo e guerra. Viene esposta la posizione dei comunisti in relazione agli argomenti borghesi in materia di guerra e, in generale, l'atteggiamento dei comunisti nei confronti della guerra imperialista e della partecipazione ad essa dei propri paesi.  Diventano sempre più concreti i compiti dei comunisti nella lotta contro le unioni imperialiste, in particolare contro la NATO e l'UE, contro i piani degli USA, contro le basi militari NATO e l'esercito europeo, nella lotta contro la partecipazione dei nostri paesi alle guerre imperialiste, per il rientro delle truppe che si trovano al di fuori dei loro territori, per l'uscita dalla NATO e da qualsiasi altra unione imperialista, per il necessario rafforzamento della solidarietà con tutti i popoli che si battono contro l'intervento imperialista con l'intento di tracciare una propria via di sviluppo.

Nonostante la rivista non possa esaurire tutte le questioni e gli aspetti della guerra imperialista, crediamo che essa apporti comunque un importante contributo all'analisi di questa tematica.

 

La Redazione della RCI

Bruxelles 1/10/2014

 

 

[1]     V.I. Lenin. I COMPITI DEL PROLETARIATO NELLA NOSTRA RIVOLUZIONE, Opere Complete, vol.31, p. 161

[2]     V.I. Lenin. GUERRA E RIVOLUZIONE, Opere Complete, vol.32, p. 80

[3]           V.I. Lenin:  GUERRA E RIVOLUZIONE, Opere Complete, vol.32, p. 78.

 

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